Morte di Riccardo, botte e taser: tre indagati per lesioni aggravate a Pescara
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Redazione Interno
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I dettagli dell’autopsia sul corpo di Riccardo Zappone, il 30enne morto martedì scorso dopo essere stato colpito da un taser della polizia, rimangono coperti dal massimo riserbo. L’esame, eseguito ieri pomeriggio alle 17 dal professor Cristian D’Ovidio su incarico del procuratore capo Giuseppe Bellelli e del sostituto Gennaro Varone, dovrà chiarire la dinamica dei fatti che hanno portato al decesso, avvenuto in pronto soccorso per un arresto cardiocircolatorio.
La vicenda, che ha scatenato polemiche sull’uso delle pistole elettriche, risale a una colluttazione in un’officina di Pescara, nel quartiere San Donato. Secondo le prime ricostruzioni, Zappone sarebbe stato coinvolto in una rissa con un carrozziere e due giovani della zona, tutti e tre ora indagati per lesioni aggravate. Sul suo cellulare, le ultime chiamate risultano quelle al 112 e al 113: «È stato lui a chiedere aiuto», raccontano fonti vicine all’inchiesta.
Il padre del ragazzo, Andrea Zappone, docente di musica, si chiede se l’intervento con il taser fosse davvero inevitabile. «Era necessario usarlo?», ha detto, ammettendo di non aver dato peso alla telefonata che il figlio gli aveva fatto poco prima. Sul corpo del giovane, oltre ai segni lasciati dall’arma elettrica, sono state riscontrate ferite alla testa e dita dei piedi «scarnite», segno di un’aggressione violenta. La procura ipotizza che nella colluttazione sia stato usato anche un bastone.




