Il Como, nato per una serie tv, ora sogna in grande: Suwarso racconta la genesi del progetto
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Redazione Sport
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Correva l'anno dell’esordio in Serie D quando Mirwan Suwarso, oggi presidente e uomo di fiducia dei fratelli Hartono per gli affari calcistici, mise gli occhi sul club lariano con un’intenzione precisa, che con lo sport nulla aveva a che fare. L’idea originaria, come lui stesso ha rivelato a Londra in occasione del vertice organizzato dal Financial Times, il Business of Football Summit, era quella di utilizzare la squadra come soggetto per una serie di documentari televisivi, una produzione legata alle sue pregresse attività nel mondo della tv indonesiana. Poi, però, la realtà ha superato la finzione: il meccanismo sportivo, una volta innescato, ha cominciato a macinare vittorie e promozioni, trasformando quella che doveva essere una mera sceneggiatura in un autentico fenomeno di crescita. La cavalcata, dalla quarta serie fino alla vetrina della Serie A, è stata talmente rapida e inarrestabile da obbligare la proprietà a rivedere completamente i propri piani, abbandonando l’idea di monetizzare attraverso i soli diritti televisivi dei reportage per abbracciare una logica imprenditoriale ben più strutturata.
La rivoluzione silenziosa e il paradosso Vojvoda
Oggi, con tre punti di distacco dal quarto posto in classifica, una semifinale di Coppa Italia conquistata e un gioco che incanta, il presidente può sorridere di quell’originaria ingenuità di fondo. Il percorso, tuttavia, è lastricato di scelte controcorrente e di una filosofia di mercato che sfugge alle logiche tradizionali del calcio italiano. Ne è un esempio lampante il caso di Mergim Vojvoda, terzino arrivato a Como circa un anno fa tra lo scetticismo generale, reduce da un’ultima stagione al Torino che lo aveva etichettato come un esubero, un prodotto di scarto della massima serie. Eppure, nell’economia della squadra di Cesc Fàbregas, giocatori come lui diventano funzionali: non serve il campione a tutti i costi, ma l’ingranaggio giusto. La conferma arriva dalla semifinale d'andata contro l'Inter, terminata a reti bianche, dove lo stesso Vojvoda è risultato tra i più positivi, dimostrando come la valutazione di un calciatore non possa prescindere dal contesto in cui è chiamato a esprimersi. Lo stesso Fàbregas, intervistato nel post-gara, ha elogiato la solidità del gruppo, capace di mettere in difficoltà la squadra più forte del campionato, confermando una crescita esponenziale.
L’ecosistema Como: dal mattone al merchandising
Ma il vero fulcro della strategia dei patron indonesiani, come spiegato da Suwarso nel corso del suo intervento londinese, risiede altrove, in un concetto più ampio che travalica i confini del rettangolo verde. La città di Como, con i suoi dodicimila posti allo stadio Sinigaglia, rappresenta un limite strutturale invalicabile; un tetto alla capienza che impone di cercare altrove le fonti di reddito per sostenere gli ingenti investimenti. Da qui nasce l’idea di sfruttare il brand e il patrimonio immobiliare, trasformando le ville di proprietà in un private members club con tanto di ristoranti e spazi esclusivi, un’iniziativa che partirà a marzo e che punta a intercettare il turismo d’élite del lago, offrendo un’alternativa alla ricettività alberghiera tradizionale. Un’operazione, questa, che si affianca allo sviluppo di una rete retail che oggi conta quasi seicento punti vendita, capaci di spingere la vendita di prodotti personalizzati ben oltre le semplici maglie da gioco.
La filosofia degli investimenti e la pazienza dei proprietari
L’approccio dei fratelli Hartono, come rivela il loro plenipotenziario, è paragonabile a quello di un allevatore: l’interesse primario non risiede tanto nel possesso del bestiame, quanto nella qualità del latte che questo è in grado di produrre. Tradotto in termini calcistici, significa che la vera soddisfazione per la proprietà arriva dalla crescita del valore dei singoli calciatori, dall’osservare un giovane acquistato per pochi milioni lievitare fino a valutazioni da settanta o ottanta. Una visione che legittima scelte di mercato talvolta controintuitive e che spiega la costruzione di una rosa giovane e duttile, capace di esaltare le doti dell’allenatore spagnolo. Un progetto che, come ammesso dallo stesso Fàbregas, guarda lontano, con l’ambizione dichiarata, seppur con i piedi per terra, di poter un giorno lottare per traguardi ancora più prestigiosi, senza dimenticare mai da dove si è partiti: da una serie tv, da un’idea quasi casuale che ha preso forma e consistenza fino a diventare una delle realtà più solide e interessanti del panorama calcistico nazionale.




