Il colosso di Kyoto alza il budget per R
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Nintendo ha pubblicato il report finanziario relativo all’anno fiscale 2026, e tra i dati più rilevanti spicca un incremento delle spese in ricerca e sviluppo pari a quasi il 25%, una cifra che, per quanto possa apparire tecnica, suggerisce l’esistenza di piani concreti per espandere l’ecosistema hardware già a partire dall’attuale generazione. Gli investimenti, come si legge nelle note della società, non rappresentano una semplice manutenzione del ciclo produttivo ma potrebbero tradursi in future varianti di Switch 2, le quali – sebbene non annunciate ufficialmente – troverebbero un precedente nelle molteplici iterazioni del primo modello (Lite, OLED, etc.). Il presidente Furukawa, dal canto suo, ha ribadito con chiarezza l’obiettivo di replicare la longevità della console precedente, auspicando un ciclo vitale altrettanto esteso grazie a una crescita costante della base utenti, dei titoli pubblicati e, appunto, delle versioni alternative dell’hardware.
Rincari inevitabili: switch 2 si allinea a ps5 e series x
Nel medesimo documento finanziario, Nintendo ha confermato un aumento del prezzo di Switch 2, una decisione che, lungi dall’essere isolata, segue le orme tracciate da Sony e Microsoft negli ultimi due anni. I listini di PlayStation 5 e Xbox Series X|S sono già stati ritoccati al rialzo più volte, erodendo gradualmente quella che per decenni era stata una regola non scritta del mercato: il calo progressivo dei prezzi man mano che la tecnologia invecchia. Questa generazione, senza eccezioni, rappresenta la prima nella storia delle console in cui tutte le macchine hanno subito aumenti invece che riduzioni; Bloomberg, interpellando diversi analisti, ha evidenziato come Nintendo abbia finora adottato una politica accomodante sui prezzi – particolarmente aggressiva nel lancio – che però ha compresso i margini e, soprattutto, ha penalizzato il Titolo in Borsa.
Niente più vecchi modelli: la riconfigurazione dell’economia videoludica
L’aumento di Switch 2, va detto, non costituisce una semplice reazione ai dazi doganali o alla carenza di semiconduttori, sebbene entrambi i fattori abbiano certamente giocato un ruolo. Alla base del fenomeno – che ha già colpito le dirette concorrenti – si intravede invece una rottamazione sistemica di un modello di business oramai superato, le cui radici affondavano in concetti ritenuti intoccabili per oltre quarant’anni. Quello della discesa automatica dei prezzi col passare del tempo, per intenderci, è stato spazzato via da una riconfigurazione strutturale dell’economia del settore, nella quale i costi di produzione calano meno rapidamente e le aziende preferiscono preservare i margini piuttosto che inseguire volumi di vendita a ogni costo.
Il precedente di Sony e Microsoft e le nuove regole del mercato
Nintendo, dunque, si accoda a un movimento già iniziato dai rivali occidentali, e lo fa in un momento in cui la domanda di hardware resta elevata nonostante i rincari. I rincari di PS5 e Series X|S, annunciati gradualmente da Sony e Microsoft, non hanno infatti depresso le vendite complessive, suggerendo agli analisti una nuova elasticità del pubblico. E ora tocca a Switch 2 subire lo stesso meccanismo, con la differenza che Kyoto – a differenza delle altre – può contare su un parco esclusive di grande richiamo e su una politica di ibridazione che riduce la concorrenza diretta. Il presidente Furukawa, senza mai menzionare espressamente i concorrenti, ha comunque lasciato intendere che l’aumento del prezzo è una tappa necessaria per sostenere un ciclo vitale lungo, mentre l’iniezione extra in R&S (quel +25%) potrebbe presto tradursi in nuovi modelli – forse una versione più economica, o forse una più potente – capaci di segmentare ulteriormente l’offerta.




