Bari, arrestato per tentato omicidio il figlio che staccò i supporti vitali alla madre malata
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Redazione Interno
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Un uomo di 47 anni è stato arrestato dai carabinieri, con l’accusa di tentato omicidio, per aver volontariamente disattivato le apparecchiature sanitarie che tenevano in vita la madre, un’anziana donna affetta da una grave patologia oncologica. L’episodio, che risale al 15 dicembre scorso, si è consumato all’interno dell’abitazione periferica di Bari dove i due, unici conviventi, risiedevano e dove soltanto un’infermiera del servizio domiciliare era solita accedere per le consuete prestazioni di assistenza. L’arresto, seppur nelle forme degli arresti domiciliari, segue una precisa ricostruzione dei fatti che ha portato la magistratura a contestare all’uomo il gesto estremo, compiuto staccando presidi salvavita come tubi e sondini, i quali – se privi di ripristino – avrebbero potuto condurre in breve tempo al decesso della paziente.
La dinamica dell’intervento e la dichiarazione
A dare l’allarme, scatenando l’intervento dei soccorsi e delle forze dell’ordine, è stata proprio l’infermiera di turno, la quale, giunta presso l’abitazione, ha trovato la donna in condizioni critiche e privata dei dispositivi medici essenziali. Secondo quanto trascritto nel rapporto, mentre il personale sanitario tentava di stabilizzare le condizioni della madre e di ripristinare le cure, l’uomo avrebbe espresso la sua posizione con una frase che è poi divenuta centrale nelle indagini: “Mi rimetto alla volontà di Dio”. Una dichiarazione, questa, che i militari dell’Arma hanno inserito nel quadro probatorio, interpretandola non come un atto di rassegnazione passiva ma come una consapevole ammissione di responsabilità riguardo a quanto appena compiuto, con l’intenzione di interrompere le terapie.
Le indagini e il quadro giudiziario
L’inchiesta, coordinata dalla procura locale, si è concentrata nel raccogliere le testimonianze del personale sanitario intervenuto e nel verificare lo stato e la funzionalità delle apparecchiature disconnesse. Gli accertamenti hanno escluso, nelle prime fasi, un guasto tecnico o un’interruzione accidentale, orientando gli investigatori verso l’ipotesi di un atto deliberato. L’uomo, ora agli arresti domiciliari in attesa del procedimento giudiziario, non ha precedenti penali di rilievo, fatto che ha influenzato la misura cautelare concessa dal giudice, il quale ha tuttavia valutato la gravità del gesto e il pericolo concreto corso dalla donna. La madre, dopo le cure immediate, è stata ricoverata in una struttura sanitaria, dove le sue condizioni – seppur permanendo gravi – non appaiono al momento immediate a rischio di vita.
Il contesto e le implicazioni
La vicenda, oltre a sollevare questioni di natura etica sul fine vita e sulle decisioni che possono gravare sui familiari di pazienti cronici o terminali, si inserisce in un filone di cronaca nera che vede periodicamente emergere casi di estremo disagio all’interno delle mura domestiche, spesso amplificato da condizioni di isolamento e da oneri assistenziali di lunga durata. L’azione dell’infermiera, che ha tempestivamente allertato le autorità, ha evitato l’epilogo tragico, ma il caso rimane emblematico di tensioni sociali e personali che esplodono in gesti estremi. Le indagini proseguono per definire con precisione ogni passaggio, mentre il figlio dovrà rispondere in sede giudiziaria dell’accusa formulata.




