Bari, stacca le macchine alla madre malata: 47enne rifiuta il braccialetto elettronico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Preferisco rimettermi alla volontà di Dio». È la dichiarazione che, secondo quanto ricostruito, un uomo di 47 anni avrebbe rivolto agli operatori del 118 giunti nella sua casa, nella periferia di Bari, dopo che aveva disattivato i dispositivi che sostenevano le funzioni vitali della madre. La donna, da tempo allettata a causa di un tumore in fase avanzata e mantenuta in vita da una ventilazione assistita, è stata rianimata e trasportata d’urgenza all’ospedale "Di Venere", dove rimane ricoverata in condizioni critiche. L’episodio, che risale alla metà di dicembre, è stato segnalato dall’infermiera che assisteva la paziente a domicilio, la quale, accortasi dell’accaduto, ha immediatamente allertato i soccorsi.

L'ordinanza del giudice e la scelta dell'uomo

Il gip del tribunale di Bari, nella giornata del 22 gennaio, ha emesso un’ordinanza con cui imponeva all’indagato, accusato di tentato omicidio, il divieto di avvicinamento alla madre mediante l’applicazione del braccialetto elettronico. Una misura cautelare, questa, che l’uomo ha successivamente rifiutato di sottoscrivere, optando così per gli arresti domiciliari senza il dispositivo di controllo. Durante l’udienza preliminare, davanti al magistrato, il professionista barese ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, lasciando che fossero le dichiarazioni rese ai sanitari e le risultanze investigative a tracciare il quadro dei fatti.

Il contesto di una vicenda complessa

La vicenda, che si colloca nel doloroso solco delle cronache legate a casi di sofferenza estrema e di cure al termine della vita, pone inevitabilmente interrogativi di natura etica e giuridica, sebbene l’inchiesta si concentri esclusivamente sul profilo della condotta materiale e delle sue intenzionalità. L’azione dell’uomo, compiuta in un contesto domestico dove la madre riceveva assistenza continua, ha interrotto un protocollo di cure stabilizzato, costringendo a un drammatico intervento di emergenza che ne ha scongiurato l’esito letale. Le indagini, coordinate dalla procura, hanno ricostruito la dinamica attraverso le testimonianze del personale sanitario presente e le successive perizie tecniche.

Gli sviluppi processuali in corso

La posizione del 47enne resta quindi definita dall’accusa di tentato omicidio, mentre la donna continua a lottare per la sopravvivenza in terapia intensiva. Il procedimento giudiziario proseguirà ora lungo il suo iter, valutando gli elementi raccolti dagli investigatori, fra i quali spicca, come dato significativo, quella frase pronunciata durante il gesto che sembra rinviare a una volontà superiore. La giustizia è chiamata a discernere, nel groviglio di un dolore privato divenuto fatto di cronaca, i confini tra una disperazione inenarrabile e una responsabilità penale.

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