Rangnick dice no al Milan, stufo di aspettare: resterà ct dell’Austria fino al 2028

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’attesa, si sa, non è mai stata una virtù particolarmente apprezzata da Ralf Rangnick, il "professore" di Backnang che ha costruito la sua carriera – tra Salisburgo, Lipsia e una fugace esperienza al Manchester United – su un’idea di calcio liquida e totalizzante, dove il controllo dell’area tecnica è la condizione sine qua non per innescare qualsiasi meccanismo. Ebbene, quella molla non scatterà a Milano.

Secondo le indiscrezioni raccolte dalla Gazzetta dello Sport, confermate da una certa stanchezza che filtra dal ritiro austriaco a Santa Barbara, il commissario tecnico ha infatti archiviato la trattativa con il Milan, destinata a concludersi con la classica "fumata nera". L’attuale ct dell’Austria, che tra martedì e mercoledì esordirà al Mondiale contro la Giordania, avrebbe semplicemente perso la pazienza di fronte ai tentennamenti di Gerry Cardinale e dei suoi uomini, scegliendo di dedicarsi esclusivamente alla panchina della Nazionale.

Il nodo dei pieni poteri e il silenzio di Milano

Non era certo una questione di denaro, né tantomeno di mancanza di fascino del progetto rossonero, che pure prevedeva per lui un ruolo da capo dell’area tecnica di alto profilo. Il vero scoglio – e qui sta il cuore della disputa – era l’autonomia: Rangnick aveva preteso la gestione totale della prima squadra, la facoltà di scegliere il direttore sportivo e, particolare non da poco, la garanzia di non avere "ingerenze esterne" nelle proprie decisioni, una clausola evidentemente cucita su misura per evitare sovrapposizioni con la figura di Zlatan Ibrahimovic.

Il Milan, dopo i primi colloqui formali di circa due settimane fa, avrebbe poi inspiegabilmente abbassato il volume della comunicazione, lasciando il tecnico tedesco in una sorta di limbo operativo che lui, uomo abituato a metodi quasi scientifici e rigidi, non ha gradito. La Federcalcio austriaca (ÖFB), dal canto suo, non stava certo a guardare: forte di un’offerta di rinnovo fino al 2028 con uno stipendio quasi raddoppiato, aveva chiesto al proprio ct di sciogliere le riserve prima dell’inizio della Coppa del Mondo, mettendolo di fatto spalle al muro.

Doccia gelata per Cardinale, l’Austria tira un sospiro di sollievo

Dopo un lungo tira e molla che aveva tenuto i tifosi in apnea, la doccia gelata per la dirigenza rossonera è arrivata dunque dagli States, dove la Nazionale austriaca sta ultimando la preparazione. Rangnick, sentendosi forse messo alle strette o semplicemente tradito dalla lentezza decisionale del club, ha preferito dare la priorità al suo attuale impiego, quello che gli garantisce una stabilità progettuale che a Milanello, al momento, nessuno poteva assicurargli.

Le parole del presidente della ÖFB, Josef Pröll, che nei giorni scorsi si era detto "molto ottimista" sulla permanenza del tecnico, suonano oggi come una profezia autoavverata. La sua squadra, l’Austria, potrà così contare sull’esperienza del "gegenpressing" del suo mentore anche per il prossimo ciclo, con l’obiettivo di non essere solo la rivelazione del torneo ma di costruire qualcosa di duraturo.

Un progetto sfumato che pesa sul futuro rossonero

La fumata nera nella trattativa lascia quindi Gerry Cardinale e i suoi collaboratori – tra cui lo stesso Ibrahimovic, il cui ruolo operativo è sempre stato oggetto di discussione – con un bel problema di organigramma. Perché Rangnick non era solo un nome a caso, ma rappresentava la sintesi perfetta tra il modello Red Bull che piace tanto a RedBird e la necessità di fare pulizia in una società che chiede una svolta.

Il fatto che il "professore" abbia declinato l’offerta, convinto com’è che senza il pieno controllo l’opera non possa riuscire, rappresenta un fallimento tattico per la dirigenza, che ora si ritrova a dover rincorrere un’alternativa (forse Oliver Glasner in panchina, forse altri profili per la direzione) a pochi giorni dall’inizio del calciomercato estivo.

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