Cosa resterà dell'Ucraina dopo la guerra
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Redazione Esteri
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Le trattative per porre fine al conflitto, dopo l’iniziale entusiasmo nato dai vertici in Alaska e alla Casa Bianca, sono ormai in una fase di stallo totale, con Mosca che continua a mostrare una rigidità massimalista sull’organizzazione di un ipotetico incontro bilaterale tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. È emerso, tuttavia, con chiarezza il prezzo che il Cremlino intende far pagare a Kiev per una pace che, a ben vedere, avrebbe forse potuto essere negoziata già nel 2022 – o addirittura evitata – con condizioni meno gravose e disarmanti di quelle attuali.
Secondo un rapporto di Reuters, il presidente russo avrebbe delineato una serie di condizioni mostrando una parziale flessibilità, ma mantenendo fermi alcuni capisaldi non negoziabili. Tra questi, spiccano il ritiro completo delle forze ucraine dall’intera regione del Donbass – che Mosca considera ormai propria – e una garanzia legalmente vincolante che precluda per sempre a Kiev qualsiasi futuro ingresso nella Nato, oltre all’esclusione di qualsiasi presenza militare occidentale sul suo territorio.
Queste richieste, se accettate, sancirebbero di fatto lo scorporo di vaste e ricchissime porzioni del paese. Oltre ai territori di Donetsk e Lugansk, già parzialmente controllati dai separatisti filorussi dal 2014, è il sud del paese a essere irrevocabilmente perduto: le province di Kherson e Zaporizhzhia, insieme alla costiera di Melitopol e alla strategica Mariupol, che collega il Mare di Azov alla Crimea annessa undici anni fa. In quel caso, ricordano i cronisti, gli “omini verdi” inviati da Putin presero il controllo della penisola senza sparare un colpo, tra le folle in coro che inneggiavano alla Russia.
Ciò che resterà all’Ucraina sarà uno stato mutilato, la cui integrità territoriale appare irrimediabilmente compromessa. Quelle terre, che nel futuro immaginario ucraino diverranno le sue terre irredente – le sue Trento, Trieste, Fiume e Istria – porteranno per sempre la cicatrice di un’amputazione tragica. Una ferita che nessuna operazione di cosmesi diplomatica, nessuna promessa di ricostruzione e nessun nuovo confine disegnato come una moderna Mason-Dixon potrà mai davvero nascondere.




