Il ministro Abodi: "Una domenica che resterà nella storia dello sport azzurro"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domenica dei Giochi di Milano-Cortina consegna agli archivi dello sport italiano una pagina memorabile, scritta con il sangue freddo al poligono, la potenza sulle tavole e la determinazione sulle piste da sci, un susseguirsi di imprese che in poco più di due ore hanno ridisegnato il medagliere olimpico portando l'Italia a ventidue podi complessivi. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, affida ai social un commento che fotografa l'emozione di una nazione intera, sottolineando come l'oro conquistato da Lisa Vittozzi nel biathlon non solo arricchisca il bottino azzurro, che raggiunge quota ventidue medaglie, ma consenta all'atleta di Pieve di Cadore di incidere il proprio nome nella gloria olimpica, completando un percorso personale e professionale che l'aveva vista smarrirsi e poi ritrovarsi. La portata di questi risultati, tra l'altro, assume una dimensione ancora più significativa se si considera che la spedizione azzurra ha già superato il record di medaglie stabilito a Lillehammer nel millenovecentonovantaquattro, quando l'Italia chiuse con venti podi, un traguardo che sembrava destinato a rimanere inattaccabile per decenni e che invece è stato polverizzato da una generazione di atleti capaci di trasformare la pressione in carburante. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha commentato in tempo reale la valanga di medaglie, sottolineando come non si fosse fatto in tempo a esultare per l'oro nello sci alpino che già arrivavano altri due capolavori, l'argento nello snowboard cross e l'oro nel biathlon, in una sequenza che ha tenuto incollati davanti allo schermo milioni di italiani.

I quarantasette minuti che hanno cambiato il volto dei Giochi

Quarantasette minuti di fuoco, questo il lasso di tempo in cui l'Italia ha letteralmente infilato una serie di risultati che di solito rappresentano il sogno di un'intera carriera per qualsiasi atleta, a partire dall'incredibile oro di Federica Brignone nello slalom gigante, un bis che la proietta nell'olimpo dello sport nazionale al pari di Alberto Tomba, considerato che la valdostana aveva già vinto l'oro in supergigante e che lo fa nonostante un infortunio terribile, la rottura di tibia, perone e crociato anteriore, subito trecentodiciotto giorni fa. Brignone, a trentacinque anni, ha rimesso gli sci ai piedi giusto in tempo per queste Olimpiadi, e al traguardo le sue avversarie, quasi in segno di resa di fronte a tanta classe, si sono inginocchiate sulla neve delle Tofane, un'immagine che resterà impressa nella memoria collettiva. Pochi minuti dopo è arrivato l'argento di Michela Moioli e Lorenzo Sommariva nello snowboard cross a squadre miste, una medaglia che ha il sapore dell'impresa considerando la rimonta messa a segno dalla Moioli, già bronzo nell'individuale nonostante una brutta caduta rimediata poche ore prima, e che ha permesso all'Italia di portarsi a ventuno medaglie, superando così il record di Lillehammer. La coppia azzurra ha dovuto soffrire sin dai quarti di finale, con Sommariva che faticava a tenere il passo e la campionessa di Alzano Lombardo che recuperava secondi preziosi, prima in semifinale contro la Francia, poi nella finale dove l'oro è andato alla Gran Bretagna mentre gli azzurri chiudevano davanti all'Australia, conquistando un argento che vale quanto un oro per la sofferenza e la determinazione dimostrate.

La consacrazione di Lisa Vittozzi e il bronzo del fondo

A completare il quadro di una domenica indimenticabile ci ha pensato Lisa Vittozzi, che nell'inseguimento dieci chilometri del biathlon ha firmato una gara perfetta, venti centri su venti al poligono e un tempo di sparo fulminante, che le ha permesso di tagliare il traguardo di Anterselva con un distacco abissale sulle inseguitrici, la norvegese Kirkeeide e la finlandese Minkkinnen, regalando all'Italia il primo oro della storia in questa disciplina. Per Vittozzi, che proprio a inizio febbraio aveva compiuto trent'anni, si tratta della terza medaglia olimpica in carriera, ma questo oro rappresenta molto di più di un semplice alloro, considerando il tunnel nel quale era entrata nel duemiladiciannove dopo i Mondiali di Östersund, quando da leader della Coppa del Mondo e da favorita si era smarrita, perdendo la retta via e faticando a chiudere le gare per mancanza di tranquillità al tiro. La biatleta carabiniera, che da bambina giocava a calcio con i maschi prima di avvicinarsi quasi per caso al biathlon, aveva raccontato due anni fa al Corriere della Sera quel periodo difficile, una crisi personale e sportiva che l'aveva portata a dubitare di sé stessa, e che oggi, con l'oro olimpico conquistato davanti al pubblico di casa, trova il suo riscatto più bello. Un'ora prima di questa valanga di emozioni, inoltre, la staffetta maschile di sci di fondo composta da Davide Graz, Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino aveva aperto le danze con un bronzo nella quattro per sette chilometri e mezzo, una medaglia che mancava da vent'anni nella staffetta maschile, con Pellegrino che nell'ultima frazione ha rimontato sulla Finlandia regalando all'Italia la diciannovesima medaglia, quella che avrebbe poi innescato la macchina dei record nelle ore successive. Dorothea Wierer, partita quarantaquattresima nell'inseguimento e risalita fino al nono posto nonostante un errore al poligono, ha commentato a caldo la giornata storica per il biathlon italiano, sottolineando come sugli sci oggi si sentisse meglio e come fosse felice per Lisa, perché al biathlon italiano questo oro ci voleva proprio, in attesa delle prossime gare a staffetta che potrebbero regalare altre soddisfazioni.

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