Milano Cortina 2026, un’altra giornata storica: l’Italia vola a 22 medaglie, è record assoluto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La domenica olimpica del 15 febbraio, la cui prima manche dello slalom gigante femminile aveva già regalato emozioni e un’ora e mezza di vantaggio alle due regine della neve, si trasforma in un pomeriggio di gloria senza precedenti per lo sport italiano. Sulle nevi di Cortina, Federica Brignone, che al mattino aveva chiuso con un eloquente 74 centesimi di vantaggio su Lara Colturi e 46 su Sofia Goggia, non tradisce le attese e confeziona il suo secondo capolavoro in questi Giochi -3-4. Dopo l’oro in superG, la valdostana doma anche il gigante, regalando all’Italia una doppietta personale che vale una pagina indelebile -7.

Ma non è solo la “solita” Brignone a scrivere la storia. La staffetta maschile dello sci di fondo, composta da Elia Barp, Martino Carollo, Davide Graz e dal portabandiera Federico Pellegrino, va a caccia di un podio che sembrava un miraggio e, con una rimonta finale da antologia, riesce a beffare la Finlandia, conquistando una medaglia di bronzo dal sapore pesantissimo -7. Contemporaneamente, dal biathlon di Anterselva arriva un’altra notizia che profuma d’oro, anzi, che è oro vero: Lisa Vittozzi, partita con il pettorale numero 5 nell’inseguimento femminile, mette a segno una gara perfetta, con 20 bersagli centrati su 20. Una prestazione immacolata che le consente di rimontare e vincere la sua prima medaglia d’oro olimpica, la prima nella storia del biathlon italiano, travolgendo la norvegese Maren Kirkeeide e la finlandese Suvi Minkkinen -5-6.

Il risultato di queste imprese, sommate ai podi già conquistati nei giorni precedenti, è un traguardo che abbatte ogni precedente storico. L’Italia, con questo diluvio di medaglie, sale a quota 22 podi complessivi, superando il leggendario muro dei 20 stabilito a Lillehammer nel 1994 e issandosi in seconda posizione nel medagliere generale, alle spalle della sola Norvegia -2-7. A rendere l’idea della portata dell’impresa, basti pensare che i sette ori di queste Olimpiadi, che comprendono anche quelli di Francesca Lollobrigida nel pattinaggio, della staffetta mista di short track e dello slittino, avevano già eguagliato il bottino massimo norvegese di trentadue anni fa -2. Ora, quel record è stato non solo eguagliato ma anche arricchito da un numero di piazzamenti sul podio che nessuno aveva mai visto prima per la spedizione azzurra ai Giochi invernali -10.

La giornata delle frazioni e delle rimonte azzurre

La domenica di gare è stata un susseguirsi di emozioni che hanno coinvolto diverse discipline. Se il gigante di Brignone era l’appuntamento più atteso, con la prima manche chiusa in trionfo e la seconda che ne avrebbe poi confermato il valore, altre storie si intrecciavano sul filo dei centesimi. Nel biathlon maschile, Tommaso Giacomel, pur non riuscendo a centrare il podio nell’inseguimento vinto dallo svedese Martin Ponsiluoma, ha comunque conquistato un nono posto che lascia ben sperare per le staffette, dove gli azzurri possono ancora recitare un ruolo da protagonisti. Lukas Hofer e Nicola Romanin hanno completato la prova azzurra, con quest’ultimo che ha pagato qualche errore di troppo al poligono.

Sulla neve di Tesero, invece, la staffetta maschile di fondo ha scritto una delle pagine più corali di questi Giochi. Grazie a un lavoro di squadra impeccabile dei primi tre frazionisti, che hanno tenuto l’Italia in scia alle potenze nordiche, l’ultimo cambio ha consegnato a Federico Pellegrino un distacco colmabile. E il portabandiera, con una volata pazzesca, non ha sbagliato nulla, regalando il bronzo all’Italia e completando un incredibile poker di podi per i quattro alfieri azzurri, dopo i successi di Arianna Fontana, Amos Mosaner e, appunto, Federica Brignone -9.

Il bis di Brignone e la notte dei record

La seconda manche del gigante, con le condizioni di neve che la stessa Brignone aveva definito "facilissima" e un tracciato che premiava la pulizia tecnica, ha visto la valdostana amministrare con sapienza il vantaggio accumulato al mattino. Il pubblico di Cortina, che già l’aveva applaudita in piedi alla fine della prima discesa, ha potuto esplodere in un boato quando il suo tempo è risultato inavvicinabile per le avversarie. Un’emozione che, unita alla rimonta di Lisa Vittozzi sugli sci stretti, ha dipinto un quadro trionfale per lo sport italiano. Con 22 medaglie, di cui sette d’oro, l’Italia ha riscritto i propri limiti, dimostrando come la scelta di puntare su un ampio numero di atleti e discipline abbia portato a un risultato che va ben oltre le più rosee previsioni della vigilia. L’obiettivo dichiarato di superare quota 20 podi è stato centrato e ampiamente superato, con ancora una settimana di gare davanti e la possibilità di arricchire ulteriormente questo bottino già leggendario.

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