Boeri si difende: "Non demolite Milano, non sono un cementificatore"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo dieci giorni di silenzio, Stefano Boeri, architetto di fama internazionale e presidente della Triennale, ha rotto il riserbo con un post sui social, respingendo le accuse emerse dall’inchiesta della Procura di Milano sul cosiddetto “sistema urbanistico deviato”. «Non sono un cementificatore», scrive, difendendo non solo sé stesso ma l’intero “modello Milano”, che definisce un motore di ricchezza per il Paese.

L’indagine, la terza che lo riguarda, ha scosso Palazzo Marino e riacceso il dibattito sulle pratiche edilizie della città, dove – secondo le accuse – un cortile poteva trasformarsi in un grattacielo con una semplice dichiarazione di inizio lavori. Boeri, noto per il Bosco Verticale, sottolinea che «l’unica sede di un processo giudiziario debba essere il Tribunale», spiegando così la scelta di non rilasciare interviste. Ma ora, di fronte a quella che chiama «una formidabile campagna denigratoria», ha deciso di replicare.

«Amo questa città», afferma, rigettando l’etichetta di “cementificatore” e difendendo le «straordinarie accelerazioni» che, a suo dire, hanno reso Milano un esempio di sviluppo economico e urbanistico. Le frasi estrapolate dalle chat con il sindaco Beppe Sala – anch’egli coinvolto nell’inchiesta – hanno alimentato polemiche, ma Boeri le bolla come «immagine distorta».

Quello che emerge è uno scontro non solo giudiziario ma culturale, tra chi vede nella crescita milanese un modello da preservare e chi, invece, denuncia derive opache. L’architetto, senza entrare nel merito delle accuse, difende un sistema che, «da almeno venticinque anni», ha prodotto «ricchezza per un intero Paese». E avverte: «Non serve all’Italia la demolizione di questo modello».

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