Taremi e la notizia falsa sulla guerra in Iran: parla l'agente Pastorello

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nelle ultime ore, un'ombra si era allungata sulla carriera di Mehdi Taremi, l'attaccante iraniano con un recente passato nell'Inter e attuale punto di forza dell'Olympiacos. Un'ombra che non aveva la forma di un infortunio o di una crisi di risultati, ma quella, ben più inquietante, di una scelta di vita radicale dettata dagli eventi bellici che sconvolgono il Medio Oriente. Su alcuni profili social, e da lì rimbalzando su testate sportive, aveva preso Corpo la notizia di un addio al calcio giocato: Taremi, scrivevano in molti, avrebbe impugnato le armi per rispondere al richiamo della patria dopo gli attacchi congiunti di America e Israele contro l'Iran. Una narrazione, quella del calciatore pronto a trasformarsi in soldato, che si prestava a facili e istintive amplificazioni.

La presunta volontà del giocatore, ex ombra nerazzurra, veniva descritta come ineluttabile, quasi un destino scritto nella polvere di Teheran. Si faceva persino riferimento a una comunicazione ufficiale inoltrata alla dirigenza del club greco, una richiesta di lasciare tutto per correre a difendere i confini nazionali, e a un presunto sfogo con i compagni di squadra: "Il mio paese ha bisogno di me". Parole che, se vere, avrebbero dipinto il ritratto di un uomo lacerato tra la gloria dei campi da gioco e il dovere percepito verso la propria gente, ma che invece, come un miraggio nel deserto delle informazioni distorte, erano destinate a dissolversi al primo vaglio della realtà.

A spegnere sul nascere qualsiasi fraintendimento è stato Federico Pastorello, l'agente italiano che cura gli interessi del bomber asiatico. Con una netta presa di posizione, diffusa a mezzo social per tagliare la testa al toro, il procuratore ha definito le dichiarazioni virali come completamente avulse dal vero. Taremi, ha tenuto a sottolineare Pastorello, non ha mai espresso simili intenzioni e anzi, lungi dall'essere distratto da richiami bellici, mantiene la propria concentrazione saldamente ancorata al rettangolo di gioco. L'attaccante, che domenica ha addirittura disputato una partita di campionato contro il Panserraikos, sarebbe dunque focalizzato con rinnovata determinazione sul suo percorso professionale ad Atene, lontano da qualunque coinvolgimento diretto con le operazioni militari in corso.

Una conferma indiretta, ma non per questo meno significativa, dell'infondatezza della voce era già giunta nei giorni scorsi anche dai canali ufficiali dell'Olympiacos, che avevano prontamente smentito qualunque richiesta di risoluzione contrattuale da parte del giocatore. L'intera vicenda, come spesso accade nell'era della disinformazione digitale, sembra avere origini nebulose: secondo ricostruzioni operate da siti di fact-checking, il tam tam sarebbe partito da un post in lingua inglese su una pagina Facebook a tema calcistico con sede in Germania, per poi essere ripreso e tradotto da vari aggregatori di contenuti. Una dinamica, questa, che evidenzia la velocità con cui un'eco infondata possa trasformarsi in una tempesta mediatica, costringendo poi i diretti interessati a un paziente lavoro di chiarimento per riportare i fatti nei giusti binari, senza lasciare spazio a interpretazioni decontestualizzate o a ricostruzioni fantasiose.

Il profilo di un attaccante lontano dal regime

La parabola della fake news, per quanto rapidamente smontata, si era inserita in un contesto geopolitico incandescente, capace di alimentare le speculazioni più varie. Mehdi Taremi, del resto, non è certo una figura scomoda solo per i difensori avversari: la sua storia personale è segnata da un rapporto complesso con le autorità del suo paese. L'attaccante, vanto di una nazionale con la quale ha superato abbondantemente la quota di cento presenze, non ha mai nascosto in passato le proprie posizioni critiche nei confronti del regime degli ayatollah, specialmente in occasione della sanguinosa repressione delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini. Un atteggiamento che lo rende, se possibile, ancora meno incline a gesti plateali in difesa di un governo che ha più volte contestato.

La smentita e la normalità del campionato greco

Mentre le agenzie di stampa internazionali raccoglievano le dichiarazioni di Pastorello, la vita dell'Olympiacos scorreva via liscia, lontana dai riflettori accesi sulla presunta defezione del suo numero 99. La partecipazione di Taremi all'ultimo impegno di campionato, un dettaglio che da solo avrebbe dovuto insospettire i diffusori della notizia, diventa così la prova regina della sua estraneità alla vicenda. La macchina del fango, o meglio della disinformazione calcistica, aveva provato a mettere in moto un meccanismo destinato però a incepparsi quasi subito, lasciando sul terreno solo lo stereotipo del guerriero orientale pronto a imbracciare il fucile, uno stereotipo che nulla aveva a che fare con la realtà di un professionista serio e concentrato sui propri impegni.

L'effetto valanga dei social network

L'episodio che ha coinvolto Taremi rappresenta l'ennesimo capitolo di una lunga serie di notizie false in ambito sportivo, capaci di sfruttare la tensione emotiva del momento per moltiplicare la propria portata virale. La genesi tedesca del post, la rapida diffusione attraverso pagine riconducibili a profili del continente africano e il successivo approdo sulla stampa italiana, che in un paio di casi non ha esitato a rilanciare la voce senza le dovute verifiche, compongono un quadro preoccupante sui meccanismi di creazione del consenso e dell'attenzione online. Un'attenzione che, nel caso specifico, si è tradotta in una smentita tanto rapida quanto categorica, con l'agente del giocatore costretto a intervenire per riportare ordine in una vicenda che non aveva mai avuto alcun fondamento se non nella fervida immaginazione di qualche utente della rete.

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