Cyber rischi, la percezione degli italiani e l’appuntamento in Parlamento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nella cornice di Palazzo San Macuto, a pochi passi da Montecitorio, si è tenuto il convegno annuale dell’Osservatorio I-Com sulla Cibersicurezza, un appuntamento che ha messo a fuoco il complesso intreccio tra innovazione, semplificazione normativa e la necessità di proteggere il tessuto produttivo del Paese. L’iniziativa, promossa dall’onorevole, ha riunito esperti del settore per discutere le sfide poste da un panorama digitale in continua e rapida evoluzione, nel quale la sicurezza informatica non è più un optional tecnologico ma una condizione imprescindibile per la competitività. Un tema, questo, che tocca da vicino cittadini e imprese, spesso impreparati di fronte a minacce sempre più sofisticate e pervasive.

Un paese consapevole ma disarmato

L’urgenza del dibattito trova un riscontro puntuale nei dati dell’ultima indagine dell’Osservatorio Sara Assicurazioni, dalla quale emerge un quadro di diffusa apprensione. Circa nove italiani su dieci, infatti, dichiarano di temere i rischi digitali, dai furti di dati personali fino agli attacchi hacker che possono paralizzare le attività quotidiane; una preoccupazione, questa, che si accompagna a un senso di impreparazione, poiché altrettanti intervistati ammettono di non sentirsi adeguatamente informati sulle contromisure da adottare. Si delinea così una percezione pubblica che, sebbene conscia dei pericoli, appare ancora largamente disarmata, in attesa di strumenti – sia culturali che pratici – per costruire una resilienza effettiva.

I numeri di un’esposizione crescente

Quella sensazione di vulnerabilità non è affatto immotivata, come dimostrano le statistiche più aggiornate. Secondo il Rapporto Clusit 2024, l’Italia si colloca tra i paesi più colpiti a livello europeo e, addirittura, risulta il quinto al mondo per attacchi ransomware, preceduta solo da potenze economiche di primo piano come gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Canada e la Germania. Il dato più significativo, però, è quello che certifica come un incidente informatico su dieci a livello globale veda come teatro proprio il nostro Paese, con un incremento degli attacchi – calcolato tra il 2019 e il 2024 – che sfiora il 110%. Una tendenza che sottolinea come il cybercrimine abbia individuato nell’Italia un bersaglio particolarmente appetibile e frequente.

Lo scenario normativo e il gap da colmare

Di fronte a questa escalation, le istituzioni europee hanno avviato da tempo un percorso di regolamentazione, spinta anche dal programma “Percorso per il decennio digitale”, che mira ad accelerare la trasformazione digitale dell’intera economia comunitaria. Questo processo, inevitabilmente, solleva nuove questioni in materia di sicurezza, costringendo governi e aziende ad adeguarsi a standard sempre più stringenti. Tuttavia, come evidenziato dagli analisti, il divario tra l’aggressività e l’efficacia degli attaccanti e la capacità difensiva delle organizzazioni continua ad allargarsi, nonostante i budget dedicati alla cybersecurity registrino una crescita costante. Una partita, dunque, che si gioca su più tavoli: quello tecnologico, quello normativo e, non ultimo, quello della formazione e della consapevolezza individuale.

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