Crosetto delinea la nuova difesa: dai militari in strada alla guerra cyber
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Redazione Interno
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Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo al Question Time alla Camera, ha tracciato le linee di un necessario ridisegno dell’architettura difensiva nazionale, chiamata a confrontarsi con minacce sempre più sfuggenti e tecnologicamente avanzate. L’orizzonte strategico, come ha sottolineato il ministro, non può più limitarsi ai tradizionali scenari bellici, ma deve estendersi a quei conflitti ibridi che si sviluppano nel cyberspazio e nella dimensione cognitiva, sfruttando l’informazione e la percezione come armi per indebolire gli avversari. Una consapevolezza, questa, che porta a ripensare anche l’impiego delle forze armate in compiti di sicurezza interna, come nel caso dell’operazione “Strade sicure”, riguardo alla quale Crosetto ha affermato senza mezzi termini che “i militari impegnati nel progetto devono tornare in prospettiva a fare il loro lavoro”, auspicando un loro progressivo riorientamento verso funzioni più specificamente militari.
La guerra invisibile che minaccia infrastrutture e democrazia
Questa transizione verso un nuovo modello di difesa appare urgente alla luce della natura degli attacchi subiti, i quali, pur non avvenendo con mezzi convenzionali, producono effetti tangibili e potenzialmente devastanti. Già in un editoriale del luglio 2022, il Colonnello Giovanni Reccia, oggi Capo di Stato Maggiore presso un Comando Regionale della Guardia di Finanza, evidenziava come i cyber-attacchi possiedano caratteristiche paragonabili a quelle di operazioni militari condotte sul terreno, “specialmente con riguardo alle conseguenze che possono derivarne per l’integrità fisica, la vita e la distruzione di proprietà pubblica e privata”. Si tratta di una guerra asimmetrica, che utilizza strumenti come droni, robot e sensori, e che vede nell’intelligenza artificiale un moltiplicatore di forza sia per le strategie di attacco che per quelle di difesa.
L’Italia nel mirino delle campagne ibride
Le dichiarazioni del ministro non costituiscono un’astratta riflessione teorica, ma trovano un riscontro immediato in una serie di eventi che hanno visto l’Italia come bersaglio designato. Un rapporto dell’Istituto Affari Internazionali, già a maggio, aveva ricostruito come il nostro Paese sia stato colpito da azioni riconducibili alla guerra ibrida promossa dalla Russia. In particolare, il gruppo hacker noto come NoName057(16) ha sferrato attacchi informatici contro le infrastrutture digitali di istituti bancari, di Poste Italiane e di alcune municipalità. Queste offensive, secondo le analisi, sono state una risposta diretta ad alcune affermazioni critiche sulla Russia pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante un discorso all’Università di Marsiglia, giudicato “russofobo” per la netta condanna dell’imperialismo di Mosca.
Verso una risposta integrata tra fisico e digitale
La complessità di questo nuovo panorama bellico, che fonde elementi tradizionali e innovativi, richiede dunque una risposta altrettanto articolata e integrata. La priorità, come emerso dalle parole di Crosetto ad Ancona in occasione della cerimonia del 4 Novembre, è sviluppare una capacità di difesa cibernetica in grado di rispondere con prontezza ed efficacia a minacce che mirano a destabilizzare il paese colpendo i suoi centri nevralgici, siano essi fisici o digitali. Si delinea così un percorso che, da un lato, prevede il ritorno dei soldati a compiti più strettamente operativi e, dall’altro, lo sviluppo di una robusta architettura tecnologica per proteggere la sicurezza nazionale in uno spazio di conflitto che non conosce più confini geografici.




