Cyber-difesa preventiva, la spiegazione di Crosetto e il timore di un'Europa in armi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le dichiarazioni dell'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone sulla possibilità di un «cyber-attacco preventivo» della Nato contro la Russia, come hanno precisato gli esperti militari, non vanno intese come un passo verso un'escalation offensiva. Si tratterebbe, semmai, di un'azione difensiva da attivare soltanto un minuto prima di un'imminente e grave minaccia russa, ipotizzando uno scenario in cui le quotidiane operazioni di disturbo informatico, che colpiscono i Paesi dell'Unione europea fin dall'inizio del conflitto in Ucraina, si trasformassero in un pericolo di portata superiore. Una precisazione tecnica, dunque, che è stata oggetto di una dura strumentalizzazione da parte del Cremlino, il quale ha voluto dipingere quelle parole come la prova di un'aggressiva volontà occidentale.
La difesa del ministro e la reazione di Mosca
A intervenire per chiarire la portata delle affermazioni dell'alto ufficiale è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale ha ribadito come le esternazioni di Cavo Dragone fossero circoscritte esclusivamente al perimetro della cyber-sicurezza. Crosetto, denunciando l'operazione di manipolazione russa, ha sottolineato come da Mosca si sia tentato di far passare un concetto strategico per una dichiarazione di guerra, alimentando una narrazione pericolosa. La reazione del presidente russo Vladimir Putin non si è fatta attendere: al forum sugli investimenti di Mosca, il leader del Cremlino ha lanciato un monito glaciale, affermando che un eventuale ingresso in guerra dell'Europa contro la Russia creerebbe "molto rapidamente una situazione in cui Mosca non ha più nessuno con cui negoziare".
L'Europa si prepara su più fronti
Quello della cyberguerra è soltanto uno dei fronti su cui si misura la tensione crescente tra il blocco atlantico e la Russia, in uno scenario in cui l'incubo di un conflitto aperto appare sempre più concreto e il riarmo su scala continentale sta diventando una realtà consolidata. All'aumento delle provocazioni russe – che includono voli di aerei militari nello spazio aereo del Baltico, l'uso di droni e minacce pubbliche reiterate – corrisponde infatti una accelerazione nelle spese militari dei Paesi europei, nel rafforzamento fisico dei confini orientali e nella stesura di piani strategici riservati. Un cambiamento epocale, che sta ridefinendo i principi della sicurezza collettiva e mette in luce vulnerabilità troppo a lungo trascurate, impegni finanziari colossali e sfide operative di non semplice soluzione.
La nuova cortina di ferro e i piani di difesa
Dallo spiegamento di jet da caccia tedeschi in Polonia alla pianificazione di difesa avanzata in Romania, fino alla sorveglianza nell'Artico, i fronti caldi si moltiplicano lungo quella che sempre più somiglia a una nuova cortina di ferro. La diplomazia, è vero, continua a parlare, ma la tensione è palpabile e gli eserciti si stanno preparando per uno scenario che tutti sperano di scongiurare, ma per il quale è ormai necessario organizzarsi. La ridefinizione degli assetti di potere globale, con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nuovamente alla guida della Casa Bianca, aggiunge ulteriori variabili a un quadro già estremamente complesso, dove ogni mossa è calibrata per dissuadere un avversario considerato sempre più imprevedibile.




