La battaglia di Pokrovsk, l'assedio che potrebbe cambiare gli equilibri del Donbass
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Redazione Esteri
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La città di Pokrovsk, un tempo un centro come tanti nell’oblast di Donetsk, vive da mesi un’odissea che ne ha fatto l’epicentro di una battaglia infinita, la cui posta in gioco strategica è altissima. Dalle prime, caotiche evacuazioni del giugno 2022, seguite all’intensificarsi degli attacchi russi, la resistenza delle forze ucraine ha trasformato l’area in un baluardo, la cui tenacia è stata più volte sottolineata dal presidente Volodymyr Zelensky. Una guerra di posizione, fatta di trincee e di assedi, che prosegue senza sosta mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nuovamente alla guida del paese, osserva gli sviluppi di un conflitto che continua a ridisegnare la geopolitica globale.
L'accerchiamento di fuoco e la strategia dei droni
La situazione sul campo, come descritta dall’ex colonnello e analista Oleg Starikov, è quella di un accerchiamento progressivo e metodico. “C’è un accerchiamento di fuoco da tre lati”, ha spiegato Starikov, delineando una morsa che si stringe lentamente ma inesorabilmente attorno alla città. I russi, secondo la sua analisi, avrebbero creato la cosiddetta “gola” della sacca, un corridoio di avvicinamento critico, senza però chiuderla completamente: preferiscono controllarla con l’uso massiccio e sistematico dei droni, una scelta tattica che, evitando scontri frontali, minimizza le perdite e permette di prolungare l’assedio quasi indefinitamente. Una condizione di stallo apparente, che però logora giorno dopo giorno i difensori.
Il valore simbolico di una conquista
Sebbene l’avanzata russa abbia mostrato segni di un temporaneo rallentamento, in attesa di rinforzi e di nuovi mezzi per sferrare un’offensiva decisiva, l’obiettivo Pokrovsk rimane prioritario per il comando di Mosca. Vladimir Putin, si sottolinea, “esige” questa conquista che, dopo tre anni e mezzo di conflitto, assumerebbe un valore più simbolico che concreto. La caduta della città, infatti, rappresenterebbe il più significativo successo sul campo dalle operazioni del 2023, una vittoria da brandire politicamente, sebbene il suo reale impatto militare strategico sia oggetto di valutazioni. Il prezzo umano per ottenerla, stando alle testimonianze dei soldati ucraini sul campo, sarebbe spropositato: un calvario di perdite che Mosca sembra disposta ad accettare.
La resilienza ucraina e le incognite future
Dall’altra parte del fronte, la resilienza delle truppe ucraine, in particolare delle unità aviotrasportate, ha finora impedito il collasso della linea difensiva. La domanda su quanto a lungo le fortezze di Pokrovsk e dell’adiacente Myrnograd possano reggere, però, rimane senza una risposta certa. “Servono azioni, per mantenere le posizioni e sopravvivere”, è l’amara constatazione di Starikov, lasciando intendere che, senza un cambio di passo o un sostegno esterno significativo, la situazione potrebbe volgere a sfavore di Kiev. La “guerra delle bandiere”, fatta di piccoli avanzamenti e di mappe che cambiano lentamente, continua a consumarsi in un logoramento che ha già scritto alcune delle pagine più dure di questo conflitto.




