Meningite nel Kent, salgono a 34 i casi sotto osservazione: la coda per il vaccino e i 16 studenti romani in gita

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   L’ondata di meningite che sta interessando la contea del Kent, nel sud dell’Inghilterra, non accenna a esaurirsi, anzi, i numeri forniti dall’ultimo aggiornamento dell’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria parlano chiaro: i casi totali sono saliti a 34, di cui 23 confermati e gli altri 11 ancora in fase di accertamento, mentre il bilancio delle vittime – se così si può definire, in una situazione che resta drammaticamente fluida – rimane purtroppo fermo a due decessi.

A destare maggiore preoccupazione, nel clima di apprensione che circonda il focolaio riconducibile al meningococco di tipo B, è la geografia del contagio, che si è insinuato in diversi istituti scolastici dell’area di Canterbury: dopo che una quinta scuola ha potuto tirare un sospiro di sollievo comunicando l’esito negativo del test per un proprio studente, restano quattro gli istituti con casi confermati o sospetti, ovvero la Queen Elizabeth’s Grammar School di Faversham, la Norton Knatchbull School di Ashford, la Simon Langton Grammar School for Boys di Canterbury e la Canterbury Academy.

La risposta sanitaria e la corsa alle profilassi

La risposta delle autorità sanitarie britanniche si è tradotta in numeri imponenti che raccontano l’urgenza del momento: si parla di seimila vaccini già somministrati e di oltre undicimila dosi di antibiotici distribuite in via precauzionale, un’operazione che ha trasformato gli ingressi dei centri medici in luoghi di attesa interminabile, con cittadini che arrivavano all’alba muniti di sedie pieghevoli e thermos per affrontare le lunghe file. Il ministro della Sanità, Wes Streeting, ha definito l’emergenza “senza precedenti”, una definizione che trova riscontro nella rapidità con cui il batterio ha colpito soprattutto i giovani, concentrandosi in contesti di socialità molto ravvicinata come il “Club Chemistry” di Canterbury, individuato come possibile epicentro della diffusione.

A livello operativo, l’Università del Kent ha dovuto temporaneamente chiudere le file per la vaccinazione nel campus di Canterbury a causa dell’eccesso di richieste, un intoppo logistico a cui il governo ha cercato di far fronte annunciando l’apertura di nuove strutture con orari flessibili e il rilascio di ventimila dosi supplementari di vaccino da parte del servizio sanitario nazionale per sopperire alla domanda del mercato privato.

L’eco della paura a Roma: i sedici studenti in vacanza studio

L’eco dell’epidemia, comprensibilmente, ha fatto presto ad attraversare la Manica e ad accendere i riflettori anche sull’Italia, precisamente su un gruppo di sedici studenti romani dell’istituto paritario Gesù-Maria al Fleming, partiti per una vacanza studio proprio nel Kent. I ragazzi, di età compresa tra i 9 e i 12 anni, si trovano a Broadstairs, una località a una trentina di chilometri di distanza da Canterbury, ma la prossimità territoriale è bastata a generare ore di apprensione tra le famiglie, un’ansia che la scuola ha cercato immediatamente di placare.

Il dirigente scolastico ha comunicato ufficialmente alle famiglie di aver “attivato tutte le misure necessarie per mettere in sicurezza i bambini”, spiegando che i docenti accompagnatori hanno annullato la gita prevista a Canterbury, riorganizzando le attività all’aperto e limitando gli spostamenti a mezzi privati per evitare contatti con la popolazione locale. Sul fronte strettamente sanitario, la stessa Asl di competenza ha rassicurato i genitori: non sussiste alcun obbligo di profilassi o quarantena per i minori, né al momento risultano segnalazioni di contatti diretti con i soggetti positivi che possano giustificare un allarme specifico per questo gruppo.

Il quadro epidemiologico e la gestione dei contatti

L’attenzione degli enti preposti, in Italia come nel Regno Unito, resta focalizzata sulla ricostruzione della catena dei contatti. L’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria ha concentrato le misure di controllo – che prevedono la somministrazione di antibiotici preventivi e la vaccinazione mirata – sui contatti stretti dei casi accertati, un approccio che le stesse autorità italiane hanno raccomandato di seguire anche in chiave preventiva per chiunque abbia avuto esposizioni ravvicinate in quelle aree.

La situazione viene monitorata costantemente, e il ministero della Salute italiano ha già diramato una nota informativa a Regioni e Province autonome per rafforzare la sorveglianza epidemiologica, con una raccomandazione specifica a valutare con attenzione eventuali sintomi in persone con una recente storia di viaggio nell’area di Canterbury. Un caso correlato al focolaio è stato registrato anche in Francia, a testimonianza della mobilità transfrontaliera che caratterizza il continente, ma al momento il rischio di una diffusione su larga scala nell’Unione Europea viene considerato basso dagli esperti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.