Focolaio di meningite nel Kent, casi in salita e profilassi di massa nelle università

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’ondata di meningite che ha investito il sud dell’Inghilterra, con epicentro nella contea del Kent, non accenna a esaurirsi. Le autorità sanitarie britanniche hanno dovuto rivedere al rialzo il numero dei contagiati, che nell’ultimo aggiornamento – basato sui dati del 18 marzo – sono saliti a quota 27, a fronte dei 20 registrati nei giorni immediatamente precedenti. Un bilancio in evoluzione che comprende sia i casi già confermati sia quelli ancora in fase di accertamento, mentre il numero delle vittime, purtroppo, resta fermo a due: uno studente universitario di 21 anni e una studentessa di 18, l’ultima delle quali frequentava l’ultimo anno di una scuola superiore della zona. Il focolaio, che le stesse autorità hanno definito “senza precedenti” per rapidità di diffusione, ha coinvolto finora due atenei – tra cui l’Università del Kent – e almeno quattro istituti secondari, concentrando l’attenzione delle autorità sanitarie e dell’opinione pubblica su una regione dove la tensione è palpabile.

Indagini sulle origini e l’appello del premier

Le indagini epidemiologiche hanno ricondotto il punto di partenza di questo cluster a un locale notturno di Canterbury, il Club Chemistry, frequentato nei giorni scorsi da molti dei ragazzi poi risultati positivi. L’ipotesi, avanzata dagli investigatori della UK Health Security Agency, è che il batterio – identificato come meningococco di gruppo B (MenB) – si sia propagato proprio in quelle serate, favorito dal contatto ravvicinato tipico di questi luoghi di aggregazione giovanile. Di fronte a questa evenienza, il primo ministro Keir Starmer è intervenuto alla Camera dei Comuni per lanciare un avvertimento preciso: chiunque abbia varcato la soglia di quella discoteca tra il 5 e il 7 marzo deve farsi avanti per ricevere la profilassi antibiotica, unico strumento per scongiurare l’insorgenza della malattia in chi è stato esposto. La risposta a questo appello è stata immediata, tanto che oltre 2.500 persone hanno già ricevuto il trattamento preventivo, mentre il tracciamento dei contatti prosegue senza sosta per arginare il contagio.

La campagna vaccinale mirata e la carenza di dosi

La risposta delle istituzioni non si è limitata alla somministrazione degli antibiotici. Il governo britannico, in accordo con l’Agenzia per la sicurezza sanitaria, ha avviato una campagna di vaccinazione mirata rivolta a circa 5mila studenti, concentrandosi in particolare su quelli residenti nei campus universitari del Kent. Il siero utilizzato è quello contro il meningococco B, il ceppo responsabile di questa epidemia; si tratta di un vaccino che, come precisano gli esperti, impedisce alla persona vaccinata di ammalarsi ma non blocca la trasmissione del batterio ad altri soggetti. Questa distinzione è cruciale, perché spiega perché, accanto alla vaccinazione, sia stata data così grande importanza alla profilassi antibiotica per i contatti stretti. La copertura vaccinale, infatti, presenta una vulnerabilità generazionale: la vaccinazione di routine contro la MenB è stata introdotta nel Regno Unito solo nel 2015 per i neonati, il che significa che gli adolescenti e i giovani adulti oggi più esposti non hanno ricevuto quella protezione se non ricorrendo privatamente al vaccino. Questa scoperta ha generato una vera e propria corsa alle farmacie, con grandi catene come Boots e Superdrug che hanno segnalato una carenza nazionale di dosi e la conseguente attivazione di liste d’attesa.

Le misure di contenimento e il monitoraggio internazionale

Sul campo, le misure di contenimento si sono fatte più stringenti. Nei campus universitari del Kent sono tornate le mascherine e si sono formate lunghe file ai centri vaccinali, mentre i medici di base sono stati invitati a segnalare tempestivamente qualsiasi sintomo sospetto, in un quadro di allerta sanitaria pubblica già formalizzato dall’UK Health Security Agency. Il ministro della Salute, Wes Streeting, pur cercando di rassicurare l’opinione pubblica – ha dichiarato che il rischio per la popolazione generale resta molto basso – non ha nascosto la gravità della situazione, definendola “in rapido sviluppo”. La preoccupazione, infatti, non è solo locale: il focolaio ha già varcato i confini nazionali, con la Francia che ha segnalato almeno due casi confermati in persone rientrate dall’Inghilterra. Nonostante ciò, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha valutato il rischio di un’estensione dell’epidemia all’Unione Europea come “molto basso”, precisando che la probabilità di esposizione per la popolazione generale è trascurabile. L’attenzione resta alta, e le autorità sanitarie continuano a monitorare l’evoluzione di un focolaio che, per estensione e velocità di contagio, rappresenta una sfida senza precedenti per il sistema sanitario britannico.

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