I veneti confermano il centrodestra, Stefani nuovo presidente con il 64%
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Redazione Interno
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Il Veneto, regione storicamente orientata a destra, non ha tradito le attese e ha scelto con nettezza la via della continuità, eleggendo Alberto Stefani, candidato della coalizione di centrodestra, quale nuovo presidente. Il risultato, che si attesta sul 64,39 per cento delle preferenze, rappresenta un'approvazione chiara del lavoro dell'amministrazione uscente e un mandato forte per il leghista, il quale, superando di circa trentasei punti percentuali lo sfidante Giovanni Manildo, si appresta a guidare una delle regioni economicamente più vitali del paese. La vittoria, preannunciata da tutti i sondaggi, si è materializzata senza intoppi, confermando un quadro politico regionale solido e poco incline a sperimentazioni, nonostante la presenza di liste minori che hanno tentato di intercettare un malcontento che ai seggi, tuttavia, non ha trovato una rappresentanza significativa.
Un risultato che entra nella storia
L'affermazione di Stefani, sebbene non abbia eguagliato il record assoluto conseguito da Luca Zaia cinque anni fa, si colloca al secondo posto nella classifica dei migliori risultati di sempre per un candidato del centrodestra in Veneto, superando le percentuali con le quali lo stesso Zaia, figura di riferimento della politica regionale, vinse i suoi primi due mandati. Un dato, questo, che non fa che sottolineare la solidità di un consenso che appare trasversale, toccando sia le province più interne che quelle costiere, e che sembra premiare una gestione amministrativa percepita come efficiente e vicina alle esigenze del territorio. La sconfitta di Manildo, attestatosi al 28,88 per cento, delinea un centrosinistra che fatica a proporsi come alternativa credibile in una regione dove il modello di governo legato alla Lega sembra aver attecchito in maniera profonda.
La sorpresa Szumski e gli altri candidati
Oltre al duello principale, l'elemento che ha attirato l'attenzione degli osservatori è stato il risultato di Riccardo Szumski, candidato di Resistere Veneto, il quale ha raccolto il 5,13 per cento dei consensi. Una performance, la sua, che seppur lontana dalle quote delle due coalizioni principali, ha superato le aspettative, ritagliandosi uno spazio non irrilevante nel panorama elettorale. Ben al di sotto della soglia di significatività, invece, si sono piazzati Marco Rizzo, di Democrazia Popolare Sovrana, all'1,1 per cento, e Fabio Bui, dei Popolari per il Veneto, fermo allo 0,5 per cento. I loro nomi, assieme a quello di Szumski, completano un quadro in cui l'offerta politica si è dimostrata frammentata, senza però intaccare la netta prevalenza del blocco di centrodestra.
Le reazioni dal territorio e le prospettive
Dai territori simbolo dell'eccellenza veneta sono già arrivate le prime voci di apprezzamento per l'esito del voto. Marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, sito Unesco, ha espresso le sue congratulazioni al neoeletto presidente, sottolineando come "il richiamo, nel suo discorso, al valore delle persone, delle comunità locali e dell’identità territoriale esprima una visione che sentiamo profondamente vicina alla nostra". Una dichiarazione che anticipa le attese del mondo produttivo e culturale verso la nuova giunta, della quale si attende una conferma dell'impegno a tutela e valorizzazione di quei distretti che rappresentano l'ossatura portante dell'economia regionale.




