Il lungo silenzio di Putin e la mossa a sorpresa di Trump sulla petroliera

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per due giorni, stando a quanto si racconta da Mosca, Vladimir Putin avrebbe cercato invano di stabilire un contatto telefonico con Donald Trump, nel tentativo di ottenere spiegazioni e soprattutto richiedere un immediato rilascio dopo il sequestro, da parte statunitense nel Nord Atlantico, della petroliera Marinera e del sommergibile russo che la scortava. Il presidente degli Stati Uniti, però, non avrebbe risposto, lasciando in sospeso il suo omologo, prima di decidere autonomamente di liberare due dei marinai catturati, entrambi cittadini russi. Una mossa, quest’ultima, che appare in netto contrasto con la crescente tensione marittima e che segue le dichiarazioni di Trump sulla necessità di acquisire la Groenlandia, accompagnate da minacce rivolte verso Colombia, Cuba e Messico.

La reazione di Pechino e l’inasprimento della pressione su Caracas

Nel frattempo, la scena internazionale si è arricchita di un altro elemento di frizione, con la Cina che ha espresso forte critica verso quella che ha definito una pretesa di agire da "giudice del mondo", in riferimento alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi. Il ministro degli Esteri Wang Yi, senza menzionare direttamente Washington, ha sottolineato come la sovranità di ogni nazione "debba essere protetta", commentando quelli che ha chiamato "improvvisi sviluppi in Venezuela". Una presa di posizione che si inserisce in un contesto già teso, mentre Caracas, forse proprio in un’ottica di disgelo, ha provveduto a scarcerare due cittadini italiani, fatto definito dalla premier Giorgia Meloni un "buon segnale", nella speranza che possa riguardare presto anche un altro connazionale.

L’operazione Southern Spear e il sequestro della Olina

La pressione statunitense nella regione, del resto, non conosce tregua e anzi si fa sempre più tangibile e militare. Parallelamente all’invio di una delegazione diplomatica in Venezuela, infatti, la Guardia Costiera ha dato esecuzione a un nuovo blitz marittimo, sequestrando nel Mar dei Caraibi la petroliera Olina, sebbene questa battesse bandiera del Timor Est. L’operazione, condotta all’alba da Marines e marinai della Joint Task Force Southern Spear decollati dalla portaerei USS Gerald R. Ford, è stata presentata con un messaggio inequivocabile: "Non esiste un porto sicuro per i criminali". L’US Southern Command ha ribadito come la missione principale rimanga quella di proteggere il territorio nazionale, contrastando le attività illecite e garantendo la sicurezza delle rotte marittime.

Una strategia marittima che definisce le nuove alleanze

Quella che emerge, dunque, è una strategia articolata e multidirezionale, dove gli interventi navali diretti sembrano procedere di pari passo con le mosse diplomatiche, in un complesso gioco di azioni e reazioni che coinvolge direttamente o indirettamente numerosi attori globali. I sequestri delle navi, da quello iniziale della Marinera a quello più recente della Olina, tracciano una linea di condotta precisa, mentre le reazioni di Mosca e Pechino delineano i confini di due fronti distinti di contrapposizione. La liberazione dei due russi da parte di Trump, per quanto parziale, resta un gesto isolato in un panorama altrimenti dominato dalla dimostrazione di forza, che continua a evolversi senza preavviso, ridefinendo gli equilibri in modo repentino.

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