Wall Street punisce i perdenti del boom dell'intelligenza artificiale e il panico da disruption si estende a nuovi settori

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Seduta nera, giovedì, per le Borse americane, ma il massacro, a ben guardare, non è stato generalizzato. Se il Dow Jones ha lasciato sul terreno l’1,3% e lo S&P 500 l’1,6%, è stato il Nasdaq Composite a guidare i ribassi con un tonfo del 2%, e questo perché la svendita, come spiegano gli analisti di UBS citati da Teleborsa, è stata profondamente selettiva. Il mercato, dopo mesi in cui aveva premiato in modo quasi indiscriminato qualsiasi azienda percepita come possibile beneficiaria della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ha iniziato a fare l’operazione esattamente opposta: punire chi, di quella stessa rivoluzione, rischia di diventare la vittima designata. Non è un sell-off dettato dai tassi o dall’inflazione, fattori che pure restano sullo sfondo in attesa dei dati programmati, ma dalla paura, concreta e improvvisa, che l’AI possa rendere obsoleti interi comparti economici.

Il "fear trade" torna di moda: dai software alla finanza, nessuno si salva

L’umore degli investitori, fotografato con precisione da Steve Sosnick, chief strategist di Interactive Brokers, rivela un pattern ormai chiaro: aperture incoraggianti puntualmente seguite da chiusure in rosso, non appena l'entusiasmo iniziale svanisce di fronte alla portata della disrupt tecnologica. Il gioco più popolare a Wall Street, in queste ore, è immaginare come un determinato settore possa essere spazzato via dalle innovazioni costruite dall'intelligenza artificiale. Il risultato è una quantità considerevole di danni, inflitti a ondate successive. Questa settimana, dopo il lancio di nuovi tool basati sull'AI, sono finiti nel mirino i gestori patrimoniali, il comparto immobiliare e persino la logistica, a dimostrazione che nessuna professione, ormai, sembra immune. Lo ha capito bene il mercato asiatico, che ha chiuso in forte calo, trascinando con sé anche le Borse europee. A Piazza Affari, dove l'indice Ftse Mib ha viaggiato in territorio ampiamente negativo, il tonfo più pesante è stato quello di Prysmian, con un calo che ha sfiorato l'8% in alcune fasi della seduta, trascinata verso il basso non solo dai timori sull'AI ma anche da voci di possibili dazi americani sui derivati metallici.

Quando l'AI si mangia i suoi stessi creatori: il caso dei software maker

La mattanza, però, non risparmia neppure chi l'intelligenza artificiale l'ha costruita. Il settore software, in particolare, sta vivendo giorni da dimenticare. L'indice di riferimento, secondo il Financial Times, ha perso il 27% dal mese di ottobre, un crollo verticale che racconta quanto sia profonda l'ansia degli investitori. Il ragionamento, per quanto brutale, è lineare: se l'AI diventa capace di scrivere codice da sola, di gestire piattaforme complesse e di ottimizzare i processi, chi garantirà più un futuro alle tradizionali aziende di software a pagamento? La paura è che i nuovi strumenti, come quelli rilasciati recentemente da Anthropic o le applicazioni di chatbot per il confronto di tariffe assicurative lanciate da piattaforme come Insurify, rendano semplicemente superflui interi comparti industriali. Una paura che, al momento, appare puramente speculativa, come notano gli strateghi di Deutsche Bank, ma che è sufficiente a innescare vendite massive e a far crollare le valutazioni di società un tempo considerate beni rifugio.

UBS alza il livello d'allarme: rischio default e costo del denaro alle stelle

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è il monito di UBS, che non si limita a fotografare il malessere ma individua una minaccia ancora più sistemica. Secondo i calcoli della banca svizzera, riportati in un'analisi pubblicata nelle ultime ore, il vero pericolo non è soltanto la svalutazione immediata dei titoli, ma l'aumento generalizzato dei costi di finanziamento che potrebbe derivare da questa nuova percezione del rischio. In uno scenario di stress, spiegano da UBS, i tassi di default nel settore del credito privato americano potrebbero schizzare al 13%, un'eventualità che avrebbe ripercussioni a catena sull'intero sistema. Le aziende più esposte alla concorrenza dell'AI, infatti, vedrebbero aumentare il costo del denaro proprio nel momento in cui ne avrebbero più bisogno per innovare e difendersi, innescando una spirale potenzialmente letale. Un avvertimento che, unito alle perdite di giovedì, ha riportato l'umore dei mercati a livelli di preoccupazione che non si vedevano dallo scoppio della bolla tecnologica, con l'aggravante che questa volta a maneggiare il bisturi è proprio la creatura che la Silicon Valley ha partorito e allevato.

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