Wall Street inizia a punire i perdenti del boom dell'intelligenza artificiale e i listini europei seguono la scia, con Piazza Affari nel mirino della bufera tecnologica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il vento è cambiato sui mercati finanziari globali, e non soffia più a favore di tutti. Dopo mesi di euforia incondizionata, dove qualsiasi azienda con un legame, anche flebile, con l’intelligenza artificiale veniva trascinata al rialzo, la seduta di giovedì ha segnato una cesura netta, almeno stando a quanto emerge dalle cronache di Borsa. Wall Street ha chiuso in forte calo, ma la caratteristica principale del sell-off, come sottolineato dagli analisti, è stata la sua natura selettiva: a essere punite non sono state le imprese in difficoltà per conti in rosso, bensì quelle che il mercato percepisce come potenziali vittime sacrificali sull’altare della disruption tecnologica. Il caso di AppLovin, società del settore software pubblicitario, è emblematico: nonostante utili trimestrali superiori alle attese, il Titolo è crollato di quasi il venti per cento, vittima del timore che l’intelligenza artificiale possa riscrivere le regole della navigazione online e della distribuzione della pubblicità, rendendo obsoleti i modelli attuali.

La stessa dinamica si è osservata su Cisco Systems, in flessione del dodici per cento circa: i conti erano positivi, ma le previsioni di margini in deterioramento per il trimestre in corso hanno acceso un campanello d’allarme. Il ragionamento degli investitori, forse semplicistico ma brutale, sembra essere che i costi per adeguarsi alla nuova era – in termini di hardware, memoria e infrastrutture – stiano lievitando per tutte le imprese, erodendo la redditività futura. Questa ondata di vendite mirate non si è fermata oltreoceano, anzi, si è rapidamente propagata ai listini europei e asiatici, innescando un meccanismo a catena. A Francoforte, Londra e Parigi la seduta è stata prevalentemente in rosso, con gli indici che hanno scontato quella che gli operatori definiscono una "narrativa AI-disruption", un racconto di mercato che porta a svalutazioni repentine su interi comparti, uno dopo l’altro: questa settimana è toccato al software, ai gestori patrimoniali, al settore immobiliare e alla logistica, dopo il lancio di nuovi strumenti basati sull'intelligenza artificiale che promettono di rivoluzionare quei settori.

Piazza Affari maglia nera con il tonfo del risparmio gestito e il peso di Prysmian

L'onda d'urto ha colpito con particolare violenza Piazza Affari, che ha chiuso tra le peggiori in Europa. Il FTSE MIB ha accusato una flessione superiore all'uno per cento, prolungando una scia ribassista che dura ormai da quattro sedute consecutive. A fare da traino al ribasso è stato, in larga parte, il crollo verticale del comparto del risparmio gestito: Fineco ha lasciato sul terreno oltre il sette per cento, trascinando con sé Banca Mediolanum, Banca Generali e Azimut, tutte pesantemente in rosso. L'innesco di questa emorragia, come spiegano gli analisti, è da ricercarsi ancora una volta oltreoceano, dove la startup statunitense Altruist ha lanciato una piattaforma basata sull'intelligenza artificiale, Hazel, capace di automatizzare la pianificazione fiscale in pochi minuti. Un'innovazione che ha riacceso i timori di una disintermediazione nel mondo della consulenza finanziaria, mettendo in discussione il valore aggiunto del professionista umano. A Milano, anche Prysmian ha sofferto perdite significative, nell'ordine del quattro per cento, mentre il settore bancario nel suo complesso ha mostrato segni di cedimento, con BPER e Banca Popolare di Sondrio tra le più colpite.

Non tutti i titoli, però, hanno viaggiato nella stessa direzione. Se la bufera si è abbattuta sui settori a maggior rischio di obsolescenza, chi fornisce le infrastrutture fisiche della rivoluzione digitale continua a raccogliere i frutti della domanda crescente. Tenaris, ad esempio, ha chiuso in netto rialzo, così come Inwit e Leonardo. Un segnale che il mercato sta operando una distinzione sempre più netta tra chi costruisce gli "strumenti del mestiere" dell'intelligenza artificiale – data center, connettività, componentistica avanzata – e chi, invece, offre servizi che potrebbero essere facilmente replicati o automatizzati da un algoritmo. È il caso, quest'ultimo, delle società di gestione patrimoniale, il cui modello di business, basato sulla relazione one-to-one con il cliente, viene ora messo alla prova da soluzioni tecnologiche che promettono efficienza e costi ridotti.

Il credito trema e UBS lancia l'allarme sui costi di finanziamento

Ma il rischio, secondo gli strategist di UBS, non si ferma ai titoli azionari. Il timore di una disruption generalizzata potrebbe presto contagiare anche i mercati del credito, con conseguenze potenzialmente sistemiche. L'ipotesi avanzata dagli esperti è che l'aumento dei default, in particolare nel segmento dei junk bond, possa innescare un inasprimento delle condizioni di finanziamento per tutte le imprese. In uno scenario estremo, questa stretta creditizia finirebbe per colpire anche le grandi aziende tecnologiche che stanno facendo ricorso al debito per finanziare i loro mastodontici piani di investimento nell'intelligenza artificiale. Un paradosso non da poco: la stessa corsa all'oro dell'AI, che richiede capitali immensi, potrebbe autolimitarsi se il costo del denaro dovesse salire a causa dei rischi percepiti in quei settori che l'AI stessa sta minacciando. Un effetto a catena, insomma, che potrebbe mettere in discussione la sostenibilità dell'intero boom, rendendo più costoso per tutti, anche per i giganti del settore, procurarsi le risorse necessarie per alimentare la prossima generazione di innovazioni. Intanto, l'euro si mantiene sostanzialmente stabile sul dollaro, mentre l'oro, in una giornata di incertezza, ha mostrato un lieve incremento, confermandosi ancora una volta bene rifugio.

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