Sistema Cuffaro, la procura impugna l'ordinanza del gip e chiede l'arresto per Pace

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Palermo ha deciso di ricorrere in appello, presentando un'istanza al tribunale del Riesame contro la decisione del gip che, nelle scorse settimane, aveva parzialmente rigettato le richieste di custodia cautelare avanzate dagli inquirenti nell'ambito dell’inchiesta sul cosiddetto "sistema Cuffaro". L’atto, depositato dai magistrati del pool coordinato dal procuratore Maurizio de Lucia, segna un netto disaccordo con la valutazione del giudice per le indagini preliminari, ritenuta troppo restrittiva rispetto alla mole di elementi raccolti dal Ros dei carabinieri durante le investigazioni. I pubblici ministeri, infatti, ritengono che le prove giustifichino misure più severe di quelle disposte, tornando a chiedere l’arresto per alcuni degli indagati, tra i quali figura Carmelo Pace, la cui posizione era stata invece completamente esclusa dalle misure cautelari nell’ordinanza ora impugnata.

Il quadro delle misure disposte e il ricorso della procura

Il gip Carmen Salustro, accogliendo solo in parte le istanze dei pm, aveva infatti applicato gli arresti domiciliari a Salvatore Cuffaro, già presidente della Regione Siciliana, a Roberto Colletti, ex manager dell’azienda ospedaliera Villa Sofia, e al direttore del Trauma Center dello stesso nosocomio Antonio Iacono. Per altre figure, come l’ex braccio destro di Cuffaro Vito Raso e per Mauro Marchese e Marco Dammone, erano state invece disposte misure come l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, accompagnato, per quest’ultimi due, dall’interdizione temporanea dall’esercizio di attività imprenditoriali. Una ricostruzione, quella del gip, che i magistrati palermitani contestano nella sua sostanza, poiché – a loro avviso – sminuisce la solidità del quadro indiziario costruito attorno a presunti illeciti nella gestione di concorsi pubblici, nomine e appalti nel settore sanitario regionale, il cui valore economico è stimato in diverse decine di milioni di euro.

Il focus dell'inchiesta sui meccanismi illeciti

Le indagini, partite da un nucleo di illeciti nell'ambito del Trauma Center di Villa Sofia, hanno progressivamente allargato il proprio perimetro, fino a delineare un sistema di influenze e scambi favoritistici che, secondo l’accusa, avrebbe garantito l’affidamento di appalti multimilionari e l’assunzione di personale attraverso bandi pilotati. Meccanismi questi, che vedrebbero coinvolti, in reti distinte ma talvolta comunicanti, sia esponenti della politica regionale che professionisti e imprenditori del settore. La procura, nel suo ricorso, punta a dimostrare la persistenza di elementi di gravità che giustificherebbero il carcere per alcuni di loro, ritenuti socialmente pericolosi o capaci di inquinare le prove, argomentazioni che il gip aveva invece considerato insufficienti per applicare la custodia in carcere.

Le prossime tappe del procedimento giudiziario

Il tribunale del Riesame, dopo la formalizzazione del ricorso, dovrà ora esaminare nuovamente il vasto materiale investigativo, ascoltando le parti in contraddittorio e valutando la fondatezza delle tesi dell’accusa. La decisione del collegio giudicante, attesa nelle prossime settimane, rappresenterà un passaggio cruciale per l’intero filone giudiziario, potendo sia confermare la linea cautelare del gip sia accogliere le richieste dei pm, con possibili rivolgimenti nelle condizioni personali degli indagati. Un aspetto, quest’ultimo, che potrebbe influenzare anche gli sviluppi delle indagini di primo grado, ancora in corso, le quali potrebbero beneficiare di ulteriori elementi investigativi.

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