Cuffaro, il silenzio come strategia davanti al gip

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un uomo molto diverso dal politico loquace e comunicativo che i siciliani hanno conosciuto, quello che ha varcato la soglia del palazzo di giustizia di Palermo per confrontarsi con le accuse che gli vengono mosse. Totò Cuffaro, per il quale la procura ha richiesto gli arresti domiciliari, ha mantenuto un contegno defilato, quasi dimesso, camminando a testa bassa di fronte alle telecamere e evitando qualsiasi dichiarazione di sostanza, mentre i suoi legali, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, facevano da scudo alle insistenti domande dei giornalisti. Una scelta, quella del silenzio, che appare voluta e ponderata, una linea di difesa che ha trovato piena attuazione anche nell'aula del giudice, dove ha esercitato la facoltà di non rispondere, limitandosi a poche dichiarazioni spontanee nelle quali ha espresso, in termini generali, la propria fiducia nell'operato della magistratura.

L'inchiesta e la richiesta della procura

L'inchiesta, che si concentra su un presunto sistema di corruzione legato all'aggiudicazione di appalti e alla pilotatura di concorsi nel settore sanitario, vede la procura palermitana attribuire a Cuffaro un ruolo di primo piano, ritenendolo a capo di un'organizzazione per delinquere in grado, secondo gli investigatori, di condizionare pesantemente sia la vita pubblica che gli affari nell'isola. Le richieste di misure cautelari, avanzate per diciassette dei diciotto indagati, sono ora al vagino del giudice per le indagini preliminari, Carmen Salustro, la quale, conclusasi la fase degli interrogatori, dovrà valutare l'applicazione delle restrizioni. Una di esse, peraltro, non è stata richiesta: per Vito Fazzino, il bed manager dell'Asp di Siracusa difeso dagli avvocati Alessandro Cotzia e Vincenzo Fiore, i pubblici ministeri hanno infatti chiesto la revoca di qualsiasi provvedimento.

La difesa punta il dito sulle intercettazioni

La strategia processuale adottata dai legali di Cuffaro, come trapelato da un comunicato, sembra voler mettere in discussione la solidità delle prove raccolte, con particolare riferimento al corpus delle intercettazioni telefoniche, che costituirebbero una parte cospicua del materiale investigativo. La linea difensiva, stando a quanto si apprende, si concentrerebbe sull'assenza, in quelle conversazioni, di riferimenti espliciti allo scambio di denaro, un elemento che gli avvocati considerano cruciale per sostenere l'accusa di corruzione. Questa apparente lacuna, a loro dire, indebolirebbe la costruzione accusatoria, privandola di un tassello fondamentale per dimostrare l'esistenza di un vero e proprio accordo illecito.

Il giallo delle dichiarazioni non rilasciate

L'atmosfera fuori dal tribunale è stata caratterizzata da un alone di suspense quando, per un attimo, è parso che Cuffaro volesse rompere il suo riserbo, per poi essere nuovamente affiancato dai suoi difensori che ne hanno impedito qualsiasi battuta con la stampa. Quel momento di tentennamento, sebbene brevissimo, ha accentuato l'impressione di una tensione palpabile, sottolineando quanto la scelta del silenzio, seppur calcolata, pesi sulla sua figura pubblica. L'intera vicenda giudiziaria, che coinvolge una fitta rete di rapporti e una serie di accuse di estremo rilievo, attende ora la decisione del gip, la quale determinerà il passo successivo in un procedimento che tiene con il fiato sospeso un'intera regione.

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