L'inchiesta sugli appalti in Sicilia, domani il gip decide per Cuffaro e gli altri
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Redazione Interno
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La complessa inchiesta della procura su un presunto sistema di appalti truccati nel settore sanitario siciliano, i cui fili si dipanano attraverso bandi e concorsi pilotati, è giunta a un momento cruciale dopo che si è conclusa la fase degli interrogatori di garanzia. Venerdì, dinanzi al gip Carmen Salustro, l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, mantenendo un silenzio che i suoi legali, Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, hanno definito una scelta imposta per arginare il fiume di parole che emerge dalle indagini. Una strategia difensiva, questa, che mira a sottolineare come nelle numerose intercettazioni alla base dell’inchiesta, come riportato dagli stessi avvocati, "manca la parola soldi", un elemento che essi considerano dirimente per contestare le accuse di corruzione, turbativa d’asta e associazione a delinquere.
Il ruolo di Vito Raso e il nodo degli appalti
In questo intricato procedimento giudiziario, che vede coinvolti diciotto indagati tra politici, funzionari pubblici e manager, il nome di Vito Raso ricorre con insistenza in molti passaggi investigativi. Per gli inquirenti, il dipendente regionale e storico collaboratore di Cuffaro avrebbe rappresentato, di fatto, il punto di forza dell’ex presidente all’interno dell’assessorato alla Famiglia, agendo come un perno per orientare interessi su bandi e concorsi. La sua audizione, prevista per domani, costituirà l’ultimo tassello degli interrogatori in calendario, dopo il quale il giudice sarà chiamato a deliberare sulle diciassette richieste di arresti domiciliari che la procura ha confermato, delle quali solo una è stata superata in seguito alle dichiarazioni rese da uno degli indagati.
L’attesa della decisione del giudice
Conclusa l’udienza in cui Cuffaro ha preferito non esporsi, inizia ora la spasmodica attesa per la decisione del gip, la quale determinerà gli sviluppi immediati per tutti gli imputati, incluso il deputato di Noi Moderati ed ex ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano. L’inchiesta, che ha svelato le dinamiche di un sistema di appalti nella sanità regionale, si concentra sulle modalità con le quali, secondo l’accusa, sarebbero state pilotate le gare d’appalto, alterando i normali meccanismi concorrenziali e ledendo la trasparenza che dovrebbe governare l’utilizzo di fondi pubblici.
Le accuse e il contesto dell’operazione
Le ipotesi di reato contestate, che vanno dalla corruzione all’associazione a delinquere fino alla turbativa d’asta, dipingono un quadro di relazioni e influenze che, stando a quanto ricostruito dalla procura, avrebbero permesso di condizionare l’esito di procedure pubbliche di notevole rilevanza economica. Il silenzio scelto da alcuni degli indagati, tra i quali spicca proprio Cuffaro, si contrappone al materiale probatorio raccolto dagli investigatori, il quale include un corposo dossier di intercettazioni telefoniche e ambientali che, sebbene non contengano espliciti riferimenti monetari secondo la difesa, sono ritenuti dalla pubblica accusa sufficienti a dimostrare l’esistenza di un accordo finalizzato a distorcere le regole degli appalti.




