Sicilia, l’inchiesta sanità e la condanna di Cuffaro convertita in lavori di pubblica utilità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda giudiziaria che coinvolge l’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro – già noto agli atti per precedenti trascorsi penali legati a connivenze mafiose, sebbene quella fosse un’altra e ben più grave stagione giudiziaria – ha conosciuto nelle ultime ore un nuovo, rilevante capitolo. L’uomo, che ha formalmente chiesto il patteggiamento a tre anni di reclusione per i reati di corruzione e traffico d’influenze, dovrà risarcire l’Asp di Siracusa e l’azienda ospedaliera Villa Sofia. La sua richiesta, depositata dai difensori (gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano), contiene un elemento che ne modifica la sostanza esecutiva: la pena patteggiata, una volta concessa dall’organo giudicante, verrebbe convertita in lavori di pubblica utilità. Un meccanismo, questo, che di fatto eviterebbe all’imputato il ritorno dietro le sbarre, limitandone la libertà attraverso un impegno sociale sostitutivo.

L’assenza in aula e il parere favorevole della procura di Palermo

Cuffaro, che al momento risulta ancora ai domiciliari, non era presente dinanzi al giudice per l’udienza preliminare; una scelta che lascia il campo alle valutazioni del gup, il quale dovrà pronunciarsi non solo sulla richiesta di patteggiamento avanzata dall’ex presidente della Regione, ma anche sulle richieste di rinvio a giudizio per altri otto imputati. Tra questi, spicca il nome di Ferdinando Aiello, ex parlamentare del Partito Democratico originario del cosentino, risultato tra i pochi a presentarsi in tribunale insieme a Sergio Mazzola, titolare della Euroservice. La procura di Palermo, dal canto suo, ha già dato il proprio assenso alla pena concordata: tre anni, appunto, da scontare in forma diversa dalla detenzione.

Le contestazioni: un concorso truccato per oss e le domande fornite in anticipo

Nel calderone delle accuse che hanno portato all’inchiesta sulla sanità regionale – un settore storicamente esposto a infiltrazioni e giri loschi, almeno stando a quanto emerso dalle carte inquirenti – uno dei fatti più gravi contestati a Cuffaro riguarda la gestione di un concorso per operatori socio-sanitari. Lui, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe fornito in anticipo ai candidati le domande d’esame per l’assunzione in un ospedale. Un vantaggio illecito, quello garantito ai presunti favoriti, che avrebbe distorto l’intera procedura selettiva; e non si tratta dell’unico episodio di presunta ingerenza, vista l’accusa di traffico d’influenze volta a orientare decisioni strategiche all’interno dell’apparato sanitario isolano.

Il quadro processuale e gli sviluppi davanti al gup Marfia

È dinanzi al gup di Palermo Ermelinda Marfia che si sta consumando questa fase preliminare del procedimento, avviato dopo l’esito di indagini complesse condotte dalla procura palermitana. Per gli altri otto imputati – nessuno dei quali ha al momento seguito la strada del patteggiamento scelta da Cuffaro – si profila invece il rischio del rinvio a giudizio. L’intera inchiesta, va ricordato, parte da un’analisi approfondita di appalti, nomine e procedure concorsuali all’interno del sistema sanitario siciliano; un sistema su cui la magistratura ha acceso i riflettori già da tempo, senza però che ciò abbia finora prodotto un argine definitivo a pratiche ritenute distorte. La conversione della pena in lavori di pubblica utilità, se ratificata dal giudice, rappresenterebbe per l’ex governatore l’ennesima occasione per evitare la cella, mentre per l’opinione pubblica resta il dato crudo dei fatti: un ex presidente di Regione nuovamente chiamato a rispondere di corruzione.

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