L’inchiesta sulla sanità siciliana e il patteggiamento di Cuffaro: tre anni convertiti in lavori pubblici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Salvatore Cuffaro, l’ex governatore della Sicilia già noto per precedenti vicende giudiziarie, ha scelto la strada del patteggiamento nell’ambito della recente inchiesta che ha scosso gli equilibri della sanità regionale. La richiesta, depositata dai suoi difensori – gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano – prevede una pena di tre anni per corruzione e traffico di influenze, da scontare però attraverso lavori di pubblica utilità invece della detenzione effettiva. Una mossa a sorpresa, considerato che l’ex politico, attualmente agli arresti domiciliari da cinque mesi, non si è nemmeno presentato all’udienza preliminare davanti al gup di Palermo. E non era solo: quella stessa aula avrebbe dovuto ospitare anche le richieste di rinvio a giudizio per altri otto imputati, tutti coinvolti a vario titolo nel presunto sistema di illeciti dentro gli ospedali e gli uffici regionali.

L’accordo con la procura e il risarcimento alle aziende sanitarie

La procura di Palermo, in un primo momento, ha dato il proprio nullaosta alla richiesta di Cuffaro, un segnale che lascia intendere la solidità dell’accordo raggiunto tra le parti. Ma c’è un dettaglio non secondario: la pena patteggiata, se formalmente concessa dal giudice, comporterà anche l’obbligo di risarcire due enti danneggiati, ovvero l’Asp di Siracusa e l’azienda ospedaliera Villa Sofia. Un aspetto, quest’ultimo, che spesso nei patteggiamenti viene relegato in secondo piano ma che qui assume un peso specifico, quasi a voler ricostruire simbolicamente un danno – economico prima ancora che d’immagine – subito dal servizio sanitario pubblico. I legali di Cuffaro hanno insistito molto sulla conversione della pena, tanto che la stessa richiesta sottolinea la volontà del loro assistito di “scontare” il residuo della condanna attraverso attività socialmente utili, lontano dalle sbarre e dai domiciliari.

Le contestazioni: concorsi truccati e domande anticipate ai candidati

Tra gli episodi concreti finiti nel fascicolo d’accusa, ce n’è uno che restituisce bene la sostanza di quanto contestato: Cuffaro avrebbe fornito in anticipo, a favore di alcuni candidati, le domande di un concorso pubblico per il posto di operatore socio-sanitario (oss) in un ospedale. Non un favore qualsiasi, insomma, ma la manipolazione di una procedura selettiva che avrebbe dovuto garantire trasparenza e pari opportunità. Un meccanismo, quello descritto dagli inquirenti, che non si reggeva su singoli episodi ma su una catena di favori e scambi di influenza, della quale l’ex governatore sarebbe stato uno degli anelli decisivi. La sua assenza fisica in aula – circostanza che alcuni hanno letto come una presa di distanza, altri come una mera scelta difensiva – non ha impedito ai suoi avvocati di muovere i fili del negoziato giudiziario.

Il gup aspetta decisioni, mentre altri imputati si presentano in tribunale

Non tutti, nell’ambito dello stesso procedimento, hanno seguito la strategia dell’accordo silenzioso. Ferdinando Aiello, ex parlamentare del Pd originario del cosentino, si è invece presentato davanti al gup Ermelinda Marfia, mostrando un volto diverso dell’inchiesta: quello di chi, almeno per il momento, sceglie la presenza invece dell’assenza. Con lui c’era Sergio Mazzola, titolare della Euroservice, una piccola delegazione di imputati che ha sfidato l’aula grigia del tribunale di Palermo mentre Cuffaro restava tra le mura domestiche. La procura, dal canto suo, continua a sostenere le richieste di rinvio a giudizio per gli altri otto indagati, nessuno dei quali – almeno stando agli atti – ha ancora seguito l’esempio dell’ex governatore. Il gup, ora, dovrà pronunciarsi sia sulla richiesta di patteggiamento che sulle sorti dei restanti imputati, in un quadro giudiziario che tiene ancora molti nodi da sciogliere.

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