Cuffaro chiede il patteggiamento a 3 anni per corruzione, la procura di Palermo dice sì
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Redazione Interno
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L’udienza preliminare davanti alla gup Ermelinda Marfia ha segnato, nelle scorse ore, una svolta inattesa nell’inchiesta sulla sanità siciliana che vede imputato l’ex presidente della Regione, Salvatore “Totò” Cuffaro. I suoi legali – gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano – hanno depositato un’istanza di applicazione della pena su richiesta delle parti, chiedendo di chiudere il procedimento con una condanna a tre anni di reclusione per i reati di corruzione e traffico di influenze illecite. L’ex governatore, che attualmente si trova ai domiciliari da cinque mesi, non era presente in aula; la sua difesa, oltre a richiedere la pena concordata, ha proposto la conversione del residuo da scontare in lavori di pubblica utilità, specificando che questi verrebbero svolti presso l’associazione “Casa del Sorriso” di Palermo. Il pubblico ministero Claudio Camilleri ha già dato il proprio assenso alla richiesta, che prevede anche un risarcimento danni da settemilacinquecento euro ciascuno all’ospedale Villa Sofia-Cervello e all’Asp di Siracusa.
Le contestazioni: il concorso pilotato per gli oss e l’appalto dei servizi
Il nodo centrale delle accuse, che affondano le radici nel malcostume amministrativo dell’Isola, è duplice e riguarda meccanismi tanto opachi quanto consolidati. Da un lato, Cuffaro è accusato di aver messo le mani su un concorso pubblico per la stabilizzazione di quindici operatori sociosanitari (Oss) all’ospedale Villa Sofia di Palermo. Secondo il fascicolo d’accusa, coordinato dai pm Andrea Zoppi e Gianluca De Leo, l’ex presidente – in combutta con l’ex direttore generale della struttura, Roberto Colletti, con il primario del Trauma Center Antonio Iacono (presidente della commissione esaminatrice) e con il suo storico autista-factotum Vito Raso – avrebbe ottenuto le tracce delle prove scritte in anticipo per poi girarle ad alcuni candidati raccomandati. Dall’altro lato, l’indagine si allarga al traffico di influenze relative a un appalto per i servizi di lavanderia e ausiliariato bandito dall’Asp di Siracusa; in quel caso, Cuffaro avrebbe agito da intermediario per favorire la Dussmann Service srl, ricevendo in cambio promesse di assunzioni e altri vantaggi.
Un paragrafo a parte merita la posizione processuale degli altri indagati
Mentre l’ex governatore tenta di definire la sua posizione con il rito alternativo, il resto del gruppo rischia di finire a giudizio con le ordinarie procedure. Oltre a Cuffaro, infatti, rispondono di corruzione i già citati Colletti, Iacono e Raso, quest’ultimo ex segretario particolare aggiunto all’assessorato regionale alla Famiglia. L’azienda ospedaliera Villa Sofia si è costituita parte civile nei loro confronti, mentre per l’ex faccendiere Ferdinando Aiello (unico tra i coinvolti ad aver richiesto il rito abbreviato) e per l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della Euroservice, la decisione sulla formula processuale è stata accorpata alla stessa udienza del 15 maggio. Solo per alcune figure, tra cui l’ex ministro Saverio Romano e il direttore generale dell’Asp Alessandro Caltagirone, si profila allo stato attuale una possibile archiviazione, circostanza che ha portato al loro stralcio dal procedimento principale.
L’Accordo economico e la misura cautelare convertita
Un elemento che ha pesato sul consenso della Procura è l’offerta riparatoria presentata dalla difesa di Cuffaro, che si è detta disposta a versare complessivamente quindicimila euro (settemilacinquecento a ciascuna delle parti civili). Un gesto che, nella prassi giudiziaria, testimonia la volontà di riparare almeno in parte il danno d’immagine e patrimoniale subito dagli enti pubblici. Resta ora attesa la decisione della gup Marfia, che dovrà valutare se la pena di tre anni sia congrua rispetto alla gravità dei fatti contestati e se i domiciliari già scontati (circa cinque mesi) possano effettivamente essere decurtati dal computo totale prima della conversione nei lavori di pubblica utilità. L’esito di questa istanza, che verrà reso noto al termine dell’udienza fissata per il 15 maggio, potrebbe chiudere definitivamente un altro capitolo della tormentata vicenda giudiziaria che vede protagonista l’ex presidente della Regione, già condannato in via definitiva a sette anni per favoreggiamento aggravato da finalità mafiose nel processo “Talpe alla Dda”.




