Von der Leyen a Cipro, la legge contro la forza. E Trump allunga la mano sulla Groenlandia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   “La legge è meglio della forza”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, nel corso di una visita a Cipro, affermando che questo principio, il quale vale per l’Ue, si applica anche alla vicenda della Groenlandia. La leader, la quale ha scelto l’isola mediterranea per un discorso simbolico, ha sottolineato come ci si trovi in un paese in cui la promessa della riunificazione attende ancora di essere mantenuta, un luogo che, tra l’altro, dimostra di comprendere in modo particolarmente chiaro cosa significhi convivere con le conseguenze di una divisione. Pur rifiutandosi, al contempo, di lasciare che sia proprio quella frattura a determinare il futuro. L’Unione Europea stessa, del resto, come è noto, è nata da un conflitto. L’intervento, che alcuni osservatori hanno letto come un chiaro posizionamento politico, arriva in un momento di particolare tensione transatlantica, mentre dalla Casa Bianca giungono segnali sempre più concreti sugli interessi statunitensi per il vasto territorio artico.

L'offerta economica agli isolani

L’idea di un acquisto della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, infatti, sembra andare ben oltre una semplice provocazione diplomatica, configurandosi piuttosto come una strategia articolata, la quale include anche la possibilità di un’offerta economica diretta ai residenti. Secondo quanto riportato da fonti ben informate, all’interno dell’amministrazione statunitense si sarebbe già discusso della possibilità di versare pagamenti forfettari agli abitanti dell’isola, una mossa che avrebbe l’obiettivo di persuaderli ad abbandonare la sovranità danese. La Casa Bianca, da parte sua, pur confermando l’interesse per l’acquisto, ha tenuto a precisare che la prima strada percorsa rimane quella diplomatica, senza però smentire le indiscrezioni circa le trattative in corso, le quali, a quanto pare, esplorano diverse opzioni giuridiche.

Il modello del Cofa e la reazione francese

Tra gli strumenti presi in considerazione dagli analisti, oltre alla classica trattativa per un acquisto territoriale, vi è infatti il cosiddetto “Cofa”, un Compact of Free Association. Si tratta di un’intesa internazionale di scambio, già utilizzata in passato dagli Stati Uniti con alcune entità del Pacifico, la quale garantirebbe alla Groenlandia una certa autonomia nella gestione degli affari interni, pur trasferendo la responsabilità della difesa e della sicurezza a Washington. Questa ipotesi, che tecnicamente renderebbe possibile l’acquisizione di una nazione sovrana senza un’annessione forzata, ha allarmato alcune capitali europee. Parigi, in particolare, ha spinto affinché l’Unione Europea reagisse con una voce unitaria contro le mire americane sull’isola artica, tentando di arruolare i partner in una posizione comune, sebbene i risultati di questa pressione non siano ancora evidenti.

Le implicazioni di una partita globale

La partita, che va ben oltre il valore intrinseco del territorio, si inserisce in uno scacchiere geopolitico sempre più competitivo, dove le rotte artiche e le risorse del sottosuolo giocano un ruolo strategico fondamentale. L’approccio statunitense, che mescola diplomazia, pressione economica e strumenti giuridici complessi, dimostra una volontà precisa di alterare gli assetti consolidati, sfidando non solo la Danimarca ma l’influenza europea nella regione. La risposta dell’Ue, per il momento, si è limitata al richiamo ai principi del diritto internazionale, espresso con forza durante la visita a Cipro, un luogo che, per la sua storia, è diventato il palcoscenico di un messaggio che è anche un monito. La situazione, di fatto, rimane in evoluzione, con Washington che procede lungo binari paralleli, tenendo aperte sia la via degli incentivi finanziari alla popolazione sia quella di un accordo quadro che ridisegni i legami di sovranità.

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