Resonance: A Plague Tale Legacy, il prequel spacca la critica tra action e atmosfera
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Redazione Scienza e Tecnologia
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I voti assegnati dalla stampa internazionale a Resonance: A Plague Tale Legacy raccontano una spaccatura profonda, che non è poi così frequente quando si parla di un titolo di una certa caratura produttiva; eppure, nel caso del prequel firmato Asobo Studio, le valutazioni oscillano in modo piuttosto netto, passando dal 9 al 6 su dieci a seconda della testata, con giudizi che sembrano quasi descrivere due esperienze completamente diverse.
Al centro della disputa, com'è facilmente intuibile, c'è la decisa virata verso un action più muscolare e ritmato, una scelta di design che allontana la nuova avventura di Sophia dai canoni più riflessivi e stealth che avevano caratterizzato i capitoli precedenti, quelli dedicati al viaggio di Amicia e del piccolo Hugo. E mentre alcuni recensori esaltano questa evoluzione come un necessario scossone per la serie, altri la leggono come un tradimento dell'anima più autentica del brand, dando vita a un dibattito che farà sicuramente discutere gli appassionati nei prossimi giorni.
La nuova via di Sophia: quando la luce diventa meccanica
A differenza di quanto visto con Innocence e Requiem, dove la furtività e la gestione delle risorse rappresentavano il fulcro dell'esperienza, Resonance: A Plague Tale Legacy mette al centro un sistema di combattimento e risoluzione di rompicapi strettamente legato alla gestione della luce, un elemento che non è mai stato così determinante per la progressione.
La protagonista, la giovane saccheggiatrice Sophia che i veterani della saga ricordano bene per il suo ruolo nel secondo capitolo, si trova a esplorare Minotaur’s Island, un'ambientazione che sembra quasi voler rispondere a un'architettura narrativa più chiusa e claustrofobica, ma che allo stesso tempo regala scorci suggestivi e una verticalità inedita per la serie.
La scelta di Asobo Studio di trasformare il gameplay in qualcosa di più dinamico e reattivo, con inseguimenti serrati e sequenze che richiedono riflessi pronti, rappresenta indubbiamente il principale elemento di frattura tra chi ha apprezzato la novità e chi, invece, avrebbe preferito una maggiore continuità con lo stile che aveva decretato il successo dei due titoli precedenti, entrambi acclamati proprio per la loro capacità di mescolare tensione psicologica e momenti di struggente lirismo.
Una data di uscita e un ordine di gioco che confondono
Resonance: A Plague Tale Legacy è disponibile da oggi, 27 agosto 2026, su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, con un'edizione che si presenta esclusivamente single player e che non prevede alcuna componente multigiocatore, come del resto ci si poteva attendere da un progetto che punta tutto sulla narrazione e sulla costruzione di un'atmosfera opprimente.
La campagna acquisti, però, si trova di fronte a un bivio non da poco, perché la natura prequel del gioco, che si svolge quindici anni prima degli eventi di Requiem, solleva un interrogativo legittimo: è meglio iniziare da questo capitolo per seguire l'ordine cronologico della storia, oppure è consigliabile rispettare l'ordine di uscita, cominciando da Innocence e proseguendo con Requiem, per poi arrivare solo alla fine a questo prequel?
La questione è meno banale di quanto possa sembrare, perché se da un lato la vicenda di Sophia è autoconclusiva e non richiede necessariamente la conoscenza dei fatti precedenti, dall'altro alcuni riferimenti e alcune dinamiche relazionali potrebbero risultare più evocative e comprensibili a chi ha già vissuto il dramma di Amicia e Hugo, con tutti i risvolti emotivi che questo comporta.
La recensione del prequel che trasforma la serie
I voti contrastanti, come si diceva, dipendono in larga misura da questo cambio di passo: chi ha assegnato il 9 ha sottolineato la capacità del team di sviluppo di rinnovare il franchise senza perderne l'identità più profonda, mentre chi si è fermato al 6 ha criticato la minore incisività della trama e un sistema di combattimento che, a suo avviso, penalizza l'esplorazione e la risoluzione degli enigmi a favore di un action più immediato ma meno originale.
La stampa specializzata sembra dunque divisa su diversi fronti, che vanno dalla durata della campagna – che alcuni giudicano perfetta e altri troppo stringata – alla gestione dei personaggi secondari, fino alla reale necessità di questo prequel all'interno di un arco narrativo che molti consideravano già chiuso in modo soddisfacente con Requiem.
A pesare, probabilmente, è anche la memoria affettiva che i giocatori hanno dei due capitoli precedenti, considerati ormai dei veri e propri punti di riferimento nel panorama dei videogiochi narrativi, e che rendono inevitabile un confronto serrato con le scelte fatte da Asobo Studio per questo nuovo episodio; un confronto che, a giudicare dai numeri, non ha prodotto un verdetto unanime, ma ha semmai acceso un dibattito che potrebbe rivelarsi più interessante del gioco stesso.
Il viaggio di Sophia verso Minotaur’s Island, in definitiva, si presenta come un'esperienza che non lascia indifferenti, capace di regalare momenti di grande intensità ma anche di suscitare perplessità in chi cercava una continuità più marcata con lo stile che aveva reso celebre la serie.
Il fatto che si tratti di un prequel, poi, aggiunge un ulteriore strato di complessità alla fruizione, perché chi si avvicina per la prima volta a questo mondo potrebbe trovarsi spaesato di fronte a certe dinamiche, mentre i veterani potrebbero apprezzare la possibilità di approfondire il background di un personaggio amato come Sophia.
Il consiglio, per chi è indeciso sull'acquisto, è quello di valutare attentamente le proprie preferenze in termini di gameplay: se l'idea di un action più frenetico e meno legato alla furtività non spaventa, allora questo prequel potrebbe rivelarsi una sorpresa; se invece si rimpiange l'approccio più meditabondo e strategico dei primi due capitoli, forse è meglio procedere con cautela e magari attendere qualche giorno per tastare il polso del passaparola tra i giocatori.
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