Hantavirus, Bassetti a Heather Parisi: «Nessuno la vaccinerà, continui a giocare a fare la virologa su Facebook»
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Redazione Salute
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La rincorsa all’allarme, quella che spesso trasforma un agente patogeno reale ma circoscritto in una minaccia globale imminente, ha riacceso i riflettori su una dinamica ormai collaudata: lo scontro frontale tra chi di virus ha fatto una professione – e magari una missione durante la pandemia da Covid-19 – e chi, invece, quel palcoscenico lo usa per costruirsi una narrazione alternativa, fatta di sospetti più che di evidenze scientifiche. Stavolta il banco di prova si chiama Hantavirus, un nemico silenzioso e assai più letale di quanto si creda, tanto che Matteo Bassetti, infettivologo di lungo corso, non ha esitato a richiamare l’attenzione su un dato inquietante: in circa la metà dei casi, questo virus uccide. E non esiste vaccino. Peccato che a far scattare la polemica sia stata proprio una ballerina e showgirl, Heather Parisi, che sui social ha deciso di rilanciare la sua sfida alla “propaganda vaccinale” come se fossimo tornati indietro di quattro anni.
«Non andrò in lockdown per l’Hantavirus – ha scritto Parisi su X – e non mi farò vaccinare, perché quel ricatto morale ormai non attacca più». Un post che non ha tardato a provocare la reazione di Bassetti, il quale, con una punta di ironia tagliente, ha replicato: «Ma nessuno l’ha mai obbligata a vaccinarsi, né ora né prima. Stia tranquilla: potrà continuare a giocare a fare la virologa, come ha fatto finora. Tanto nessuno la vaccinerà contro un virus che non ha un vaccino. Non gliel’avevano insegnato, al corso di biologia che ha seguito su Facebook?».
Il tarlo dell’hantavirus e la memoria corta della comunicazione pandemica
L’episodio, in apparenza solo l’ennesimo botta e risposta da talk show virtuale, solleva in realtà una questione più radicata. Il Covid-19, con i suoi lockdown e la campagna vaccinale più massiccia della storia recente, aveva lasciato strascichi di sfiducia che non si sono mai del tutto ricomposti; e ogni nuova segnalazione epidemiologica – fosse anche di un virus raro che si trasmette dai roditori all’uomo – diventa immediatamente il pretesto per riaprire vecchie ferite. Poco importa che l’Hantavirus non abbia alcuna attitudine pandemica, né tantomeno che nessun ente regolatorio abbia mai ipotizzato restrizioni alla mobilità: la macchina della polemica procede per associazioni libere, confondendo i piani della realtà con quelli della percezione.
Francesco Vaia, già direttore dello Spallanzani di Roma e figura di primo piano nella gestione della crisi sanitaria, ha provato a mettere un argine a questa deriva, sottolineando come «l’esperienza del Covid sembra non aver insegnato nulla». Le sue parole, piuttosto nette, suonano quasi come un monito alla stessa informazione: «Si continua a spaventare le persone con il “nuovo” virus di turno», ha dichiarato, aggiungendo che parlare di nuova pandemia a proposito dell’Hantavirus è «certamente no». E sul fronte vaccini, Vaia è stato altrettanto chiaro: non ce n’è alcun bisogno. Ma il problema, forse, non è il virus in sé, quanto la sua spettacolarizzazione mediatica, quell’ansia da riempitivo che porta a dare spazio a chi “la spara più grossa”, per usare le sue stesse parole.
Heather Parisi e il gioco delle parti: dalla denuncia alla propaganda inversa
La replica di Bassetti, però, contiene un elemento ulteriore: il richiamo alla responsabilità individuale, e non solo istituzionale. «Non la obbligherà nessuno», le ha detto, sferrando un colpo alla narrativa della costrizione che tanto spazio ha avuto durante l’emergenza passata. Parisi, dal canto suo, insiste su una linea già collaudata: quella che dipinge ogni invito alla prevenzione come un tentativo di manipolazione. «Non mi ingannate con la propaganda “stai uccidendo persone se viaggi o esci di casa”», ha scritto, rievocando il clima di accusa morale che aveva caratterizzato le fasi più acute del 2020. Solo che questa volta, nel caso di un virus a bassissima trasmissibilità tra umani e confinato a precise aree geografiche, l’accusa suona stonata, quasi anacronistica.
A mancare, nel ragionamento della showgirl, è proprio la distinzione tra scenari diversi: ciò che valeva per il Sars-CoV-2, con la sua capacità di saturare i reparti di terapia intensiva, non può essere automaticamente traslato a un patogeno che si contrae prevalentemente per esposizione a escrementi di roditori. E qui sta il paradosso: Bassetti, da clinico, non rifiuta il confronto, ma lo riporta sui binari della competenza, con quella stoccata finale sul “corso di biologia su Facebook” che, al netto della provocazione, denuncia un fenomeno più ampio – e più preoccupante – dell’ennesima lite tra un medico e un personaggio dello spettacolo.
Il rischio concreto e la vertigine delle fake news: un virus che uccide, un dibattito che stordisce
L’Hantavirus, infatti, non è una invenzione. Si manifesta con sintomi simili a quelli di una febbre emorragica, può colpire polmoni e reni, e laddove arriva a manifestazione conclamata ha un tasso di mortalità che spaventa anche gli specialisti più esperti. Non esiste una terapia specifica né un vaccino: l’unica prevenzione possibile è evitare il contatto con i roditori, in particolare con le loro deiezioni. Niente lockdown, niente obblighi, niente certificazioni verdi. Ma questa semplicità fattuale viene completamente offuscata dal tam tam social, dove la posta in gioco non è la salute pubblica, ma il consenso immediato, la rissa da like, la contrapposizione identitaria.
In questo senso, il caso Parisi-Bassetti è istruttivo: da un lato, una persona celebre che cavalca la paura e la trasforma in sfida – “non mi farò vaccinare” per un virus che non ha vaccino è una frase di per sé assurda, eppure efficace nel mobilitare i propri seguaci – e dall’altro un medico che, pur nella giusta difesa della scienza, rischia di alimentare quella polarizzazione che vorrebbe contrastare. Perché nell’ecosistema digitale, ogni scontro dà ossigeno a entrambi i contendenti. E la sostanza, quel dato secco che l’Hantavirus uccide una persona su due tra quelle che sviluppano la forma grave, finisce annegata nell’ennesimo siparietto.




