Hantavirus, Parisi contro Bassetti: «Non mi vaccinerò» e il medico replica «tranquilla, non esiste»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il dibattito, che sembrava ormai sopito dopo le convulse fasi pandemiche, è stato improvvisamente riacceso da un focolaio di Hantavirus individuato a bordo di una nave da crociera nei primi giorni di aprile. E come spesso accade in queste circostanze, sono bastate poche ore perché i social network tornassero a trasformarsi in un campo di battaglia ideologico, popolato da esperti – veri o presunti tali – e da personaggi pubblici con posizioni nette. Tra questi spicca ancora una volta il nome di Heather Parisi, l’ex showgirl e ballerina già nota per le sue critiche frontali alle misure restrittive durante il Covid-19: la sua voce, per certi versi inattesa ma per altri perfettamente in linea con un modus operandi consolidato, si è levata con un messaggio diretto e senza ambiguità. «Non andrò in lockdown per l’Hantavirus – ha scritto su X – non mi ingannate con la propaganda del tipo ‘stai uccidendo le persone se viaggi o esci di casa’. Non chiedetemi di vaccinarmi, perché non lo farò».

La replica secca di Bassetti: «Il 50% dei contagiati muore, ma non esiste un vaccino»

A raccogliere il guanto di sfida, o meglio a rispondere per le rime, ci ha pensato Matteo Bassetti, infettivologo di chiara fama e opinionista instancabile sui temi della salute pubblica. Il professore, che già in passato aveva incrociato frontalmente le posizioni della ballerina (spesso con l’intervento del virologo Burioni a fare da terzo incomodo in difesa del metodo scientifico), non ha usato giri di parole. Da una parte, ha voluto anzitutto smontare il presupposto stesso dell’argomentazione di Parisi: «Stia tranquilla, non esiste alcun vaccino per l’Hantavirus – ha replicato Bassetti – quindi lei potrà continuare tranquillamente a giocare a fare la virologa senza alcun timore di doversi sottoporre a una puntura». Dall’altra, il medico ha però voluto ricordare un dato epidemiologico tutt’altro che trascurabile, quasi a voler riportare la discussione su un piano di realtà clinica: «Il 50 per cento di chi si contagia con questo virus, nelle forme più gravi, muore». Un’affermazione, quest’ultima, che rimanda alla letalità di alcune varianti dell’Hantavirus (in particolare quelle che causano la sindrome polmonare) e che riaccende inevitabilmente il confronto – mai sopito – tra la necessità di informare senza allarmismi e il rischio di alimentare paure ingiustificate.

L’intervento di Vaia: «Si continua a spaventare la gente con il nuovo virus di turno»

In mezzo a questo botta e risposta, che rischia di far passare in secondo piano i dati concreti del focolaio (limitato e sotto controllo), è intervenuto un altro volto noto della sanità italiana: Francesco Vaia, già direttore dell’INMI Spallanzani di Roma e della Prevenzione al ministero della Salute. «L’esperienza del Covid sembra non aver insegnato nulla – ha dichiarato lo scienziato – si continua a spaventare le persone con il ‘nuovo’ virus di turno. Adesso è il tempo dell’Hantavirus. Nuova pandemia? Certamente no». Vaia ha poi aggiunto una riflessione che suona come un monito rivolto al mondo dell’informazione e, più in generale, a chi alimenta il dibattito social: «I media sono importanti, ma evitiamo di dare spazio a chi la spara più grossa». Quanto alla domanda se serva vaccinarsi, la sua risposta è stata secca e senza appello: «Certamente no».

Un duello che viene da lontano e che non riguarda solo un virus

Lo scontro tra Heather Parisi e Matteo Bassetti, in altre parole, non è mai davvero finito. Era iniziato durante le fasi più acute della pandemia di Covid-19, quando l’ex ballerina aveva rifiutato in più occasioni la narrazione dominante sulle restrizioni e sui vaccini, attirandosi critiche feroci dal fronte scientifico. Oggi, con il focolaio di Hantavirus (un’infezione trasmessa da roditori, non da contatto interumano come il coronavirus), la sceneggiatura si ripete quasi identica, a dimostrazione che certi schieramenti tendono a cristallizzarsi indipendentemente dall’agente patogeno di turno. Da una parte c’è chi vede in ogni nuova notizia virale l’inizio di un’ennesima cospirazione per limitare le libertà personali; dall’altra, chi richiama i numeri della letalità (quello citato da Bassetti, per quanto allarmante, va riferito a contesti specifici e non alla totalità dei contagiati) per legittimare un approccio prudenziale. Quel che è certo, al momento, è che non esiste alcuna ipotesi di lockdown né tantomeno di vaccinazione di massa, e che il focolaio sulla nave da crociera resta un episodio circoscritto. Ma la cronaca, si sa, è spesso solo un pretesto.

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