Virus Nipah, Bassetti: "I media italiani tacciono, ma il rischio, seppur basso, esiste"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre l'India conferma due casi di infezione da virus Nipah nella regione del Bengala Occidentale, circoscritti a operatori sanitari e gestiti con un intenso tracciamento dei contatti, la voce del professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, si leva per criticare l'informazione nazionale. Egli rimprovera, infatti, ai telegiornali e alle televisioni italiane una sostanziale disattenzione verso questo patogeno, il cui tasso di mortalità è notoriamente elevato e che, se da un lato allarma diverse nazioni asiatiche, dall'altro viene trattato con un silenzio che a suo giudizio non è giustificato. Una posizione che, sebbene non sminuisca la valutazione delle agenzie sanitarie internazionali – le quali continuano a considerare "molto basso" il rischio per i viaggiatori europei – pone l'accento su una comunicazione che, forse, preferisce concentrarsi su altre emergenze, trascurando potenziali minacce che, pur lontane, meriterebbero un diverso grado di approfondimento.

Cos'è il virus Nipah e come si trasmette

Identificato per la prima volta in Malesia alla fine degli anni Novanta, il virus Nipah è un agente patogeno zoonotico il cui serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta. La trasmissione all'uomo, come spiega Bassetti riprendendo le indicazioni dell'Ecdc, può avvenire attraverso il contatto diretto con animali infetti o con i loro fluidi biologici, ma anche – ed è un aspetto cruciale – consumando prodotti contaminati, come la linfa di palma da dattero cruda. La via di contagio interumana, come dimostrato dai recenti episodi indiani che hanno coinvolto personale ospedaliero, è una realtà confermata, il che impone protocolli di isolamento rigorosi. Nonostante la sua pericolosità, caratterizzata da un decorso che può portare a encefaliti gravi, il virus non possiede al momento – e questo è un dato epidemiologico fondamentale – la trasmissibilità necessaria per innescare una pandemia su scala globale, restando una minaccia locale ma letale.

Le raccomandazioni in vigore e la situazione in India

Le autorità sanitarie europee, pur nella valutazione di un rischio remoto, hanno comunque diramato precise raccomandazioni per chi si rechi nelle aree interessate, suggerendo di evitare contatti con animali e di non consumare cibi potenzialmente contaminati. Dall'altra parte del mondo, intanto, le autorità indiane hanno reagito alla segnalazione dei due casi con una risposta rapida, identificando e testando quasi duecento contatti, tutti risultati finora negativi e asintomatici, un approccio che ha consentito di contenere il focolaio e di dichiarare la situazione come gestibile. Questo modus operandi, che strizza l'occhio alla lezione appresa durante la pandemia di Covid-19, dimostra come una risposta tempestiva e basata sul tracciamento possa arginare efficacemente la diffusione di patogeni anche molto pericolosi, limitandone l'impatto a livello regionale.

La sfida della comunicazione scientifica

La critica di Bassetti, quindi, non investe la reale portata della minaccia per l'Occidente, ampiamente riconosciuta come bassa, ma piuttosto il principio etico e divulgativo dell'informazione scientifica. In un'epoca in cui la cronaca nera – che va sempre trattata con il massimo rispetto, senza scadere nel dettaglio macabro e concentrandosi sugli sviluppi giudiziari e investigativi – occupa spesso i titoli principali, la mancata trattazione di temi come il Nipah rischia di creare, secondo l'infettivologo, un vuoto di conoscenza. Un vuoto che, in caso di mutazioni del virus o di cambiamenti nella sua epidemiologia, potrebbe rivelarsi controproducente, lasciando l'opinione pubblica impreparata a recepire messaggi che, pur complessi e da inquadrare in un contesto ben preciso, fanno parte del doveroso monitoraggio della salute globale.

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