Picco dell'influenza K col ritorno a scuola, Bassetti bacchetta gli italiani sul vaccino

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La variante K del virus influenzale H3N2, che sta circolando in forme particolarmente contagiose, ha raggiunto il suo apice con un mese di anticipo rispetto alla scorsa stagione, complice il ritorno tra i banchi di scuola e l’abbassamento repentino delle temperature, il quale, costringendo le persone in ambienti chiusi e affollati, ha creato le condizioni ideali per la trasmissione del patogeno. Gli accessi ai pronto soccorso, secondo i dati che registrano circa quindici casi ogni mille assistiti, sono in netto aumento, mentre i reparti ospedalieri, alcuni dei quali già in affanno, vedono progressivamente ridursi la disponibilità di posti letto, una situazione che, come sottolineano gli esperti, risulta più critica in quelle regioni dove la copertura vaccinale si è rivelata insufficiente.

Il monito degli infettivologi e l'efficacia del vaccino

Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, ha definito questa stagione “davvero impegnativa”, bacchettando gli italiani che non hanno aderito alla campagna di immunizzazione: “Non hanno ascoltato”, ha affermato, riferendosi a una parte della popolazione che ha sottovalutato la profilassi. Il virus, infatti, presenta delle mutazioni che rendono il vaccino meno efficace nel prevenire del tutto il contagio, ma, come precisa l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, rimane uno strumento fondamentale per attenuare l’intensità dei sintomi, abbreviare la durata della malattia e, non da ultimo, proteggere le fasce più fragili, come gli anziani, per i quali l’infezione può comportare serie complicazioni. Ciccozzi, nello specifico, sconsiglia vivamente il ricorso autonomo agli antibiotici, farmaci totalmente inefficaci contro i virus e il cui uso improprio contribuisce al grave problema dell’antibiotico-resistenza.

L'andamento della malattia e la saturazione di ossigeno

La sintomatologia di questa influenza, che colpisce in misura maggiore i bambini, si distingue per una certa gravità e per un andamento bifasico, come spiegato da Bassetti: una prima fase acuta, con febbre alta fino a trentanove gradi, è spesso seguita da un apparente miglioramento, dopo il quale la temperatura rea torna a salire in modo significativo. Proprio per questo andamento altalenante, gli specialisti invitano alla massima vigilanza, raccomandando di monitorare con costanza, specialmente tra i pazienti più anziani o con patologie pregresse, il livello di saturazione dell’ossigeno nel sangue, un parametro essenziale per cogliere tempestivamente eventuali peggioramenti a carico dell’apparato respiratorio e evitare così ricoveri in extremis.

La pressione sugli ospedali e le considerazioni finali

Sebbene il numero di casi sia elevato e i sintomi si presentino in forma acuta, gli epidemiologi classificano questa ondata come un’influenza “nella norma”, sebbene anticipata e sostenuta da un ceppo virale più trasmissibile. La difficoltà nel prevedere con esattezza la durata del picco, unita alla pressione che i ricoveri stanno esercitando sulle strutture sanitarie, delinea un quadro complesso per i prossimi giorni, il cui sviluppo dipenderà anche dal comportamento responsabile dei cittadini. Resta il fatto che, al di là delle mutazioni del virus, la vaccinazione rappresenta la principale misura di protezione individuale e collettiva per mitigare l’impatto dell’epidemia sul sistema sanitario.

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