Influenza K vicina al picco, Bassetti avverte: "Rischio polmoniti"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Dopo la breve pausa tecnologica delle feste, definita "effetto Natale" dagli infettivologi, la curva dei contagi da influenza è tornata a salire con decisione, avvicinando rapidamente il Paese alla fase acuta dell'epidemia stagionale. La circolazione del virus, che in queste settimane è prevalentemente riconducibile al ceppo mutato H3N2 soprannominato influenza K, aveva infatti registrato una flessione puramente statistica nell'ultima settimana di dicembre, quando l'incidenza era scesa a 14,5 casi ogni mille assistiti. Quel dato, come spiegano gli esperti, non rifletteva una reale diminuzione della pressione virale, bensì era la diretta conseguenza della chiusura delle scuole e della riduzione delle segnalazioni da parte dei medici di base durante le vacanze. Con la riapertura delle aule dopo l'Epifania, e con il ritorno alla consueta attività di monitoraggio, le stime – che parlano di circa 800 mila nuovi casi nell'ultima settimana – hanno inevitabilmente ricominciato a crescere, riportando il fenomeno alla sua reale dimensione.
La traiettoria verso il massimo stagionale
La corsa del virus, che non accenna a fermarsi, sta quindi seguendo la traiettoria prevista dagli epidemiologi, portando la nazione verso il picco di contagi che tradizionalmente si colloca tra la metà di gennaio e febbraio. La variante K, in particolare, sembra mostrare una contagiosità elevata, contribuendo in maniera significativa al numero complessivo di malati. A differenza di quanto si potrebbe pensare, il brusco abbassamento delle temperature di questi giorni non è atteso come elemento capace di alterare questo andamento ormai consolidato; il picco, stando alle osservazioni dei virologi, è stato già sostanzialmente toccato nel periodo tra Natale e Capodanno, e la fase che segue è tipicamente caratterizzata da una lenta decrescita, senza nuove impennate significative. La situazione, per quanto diffusa, rientra dunque nei normali parametri di un'influenza stagionale intensa.
Il monito degli specialisti: dalla sindrome influenzale alle complicanze
Proprio in questa fase cruciale, gli specialisti lanciano un monito chiaro alla popolazione, concentrandosi non tanto sul numero dei contagi quanto sulla gravità delle possibili complicanze. L'infettivologo Bassetti, tra gli altri, pone l'accento sul rischio che l'infezione virale evolva in polmoniti, una evenienza che richiederebbe un tempestivo intervento medico. "Ecco quando è il caso di andare al pronto soccorso", avverte lo specialista, indicando implicitamente la necessità di riconoscere i segnali di un peggioramento oltre i normali sintomi influenzali. Questo passaggio, dall'influenza alla polmonite, rappresenta il vero pericolo per le categorie più fragili, trasformando una comune malattia stagionale in una patologia potenzialmente severa che impone un differente percorso diagnostico e terapeutico.
Le raccomandazioni per una corretta gestione
In tale contesto, diventa fondamentale il comportamento dei cittadini nella gestione della malattia. Gli esperti ripetono con forza una raccomandazione semplice ma essenziale: il ricorso agli antibiotici, attivi solo contro i batteri, è assolutamente inutile e anzi dannoso nella cura dell'influenza, che è di origine virale. L'uso improprio di questi farmaci, del resto, non farebbe che contribuire al grave problema dell'antibiotico-resistenza. La terapia, a meno di complicanze batteriche accertate dal medico, deve rimanere di supporto: riposo, idratazione e farmaci sintomatici per alleviare febbre e dolori. La vigilanza, però, deve rimanere alta per cogliere quei campanelli d'allarme – come una difficoltà respiratoria persistente o un riacutizzarsi della febbre dopo un miglioramento – che indicano la necessità di un approfondimento clinico immediato, evitando sia allarmismi ingiustificati sia pericolose sottovalutazioni.




