Cosa prevede il nuovo piano pandemico e perché Bassetti critica le scelte del governo
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Redazione Interno
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A cinque anni dall’inizio della pandemia da Covid-19 in Italia, il governo Meloni ha presentato il nuovo Piano nazionale pandemico, inviato in Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione. Il documento, intitolato Piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2025-2029, delinea un approccio più strutturato rispetto al passato, ma non manca di suscitare polemiche, in particolare da parte del noto infettivologo Matteo Bassetti, che ha espresso forti riserve su alcuni aspetti del testo.
Il piano, che si concentra sulla gestione di future pandemie, riconosce l’importanza dei vaccini come strumento di contrasto, ma non li considera l’unica soluzione. Questo punto, in particolare, ha attirato le critiche di Bassetti, che da tempo sostiene l’importanza di una campagna vaccinale massiva e strutturata. Tuttavia, il piano sottolinea che l’uso dei vaccini rimarrà una scelta individuale, lasciando ai cittadini la libertà di decidere se aderire o meno alle campagne di immunizzazione.
Uno degli aspetti più significativi del nuovo piano è la gestione delle restrizioni alla libertà personale. In caso di una “pandemia di carattere eccezionale”, il governo prevede la possibilità di adottare misure restrittive, come i lockdown, ma solo attraverso il normale iter legislativo, escludendo l’uso dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm). «È escluso – si legge nel testo – l’utilizzo di atti amministrativi per l’adozione di ogni misura che possa essere coercitiva della libertà personale o compressiva dei diritti civili e sociali». Questo passaggio rappresenta una netta rottura con la gestione dell’emergenza Covid, durante la quale i Dpcm sono stati lo strumento principale per imporre restrizioni.
Il piano, inoltre, delinea tre scenari possibili in base alla gravità della situazione. I primi due, considerati più probabili, riguardano virus influenzali con un impatto contenuto, mentre il terzo, definito worst-case scenario, prevede una pandemia con un potenziale di oltre 3 milioni di ricoveri. Sebbene quest’ultimo sia ritenuto poco probabile, il piano sottolinea la necessità di prepararsi anche per eventi estremi, garantendo una risposta tempestiva e coordinata.
Bassetti, tuttavia, non ha risparmiato critiche al documento, sostenendo che la gestione delle pandemie non dovrebbe essere lasciata interamente in mano alla politica. «La scienza deve guidare le decisioni, non i politici», ha dichiarato l’infettivologo, evidenziando come alcune scelte del piano rischino di compromettere l’efficacia della risposta sanitaria in caso di emergenza.
Un altro aspetto controverso riguarda la comunicazione delle istituzioni durante una crisi sanitaria. Il piano prevede linee guida specifiche per garantire trasparenza e chiarezza nella diffusione delle informazioni, un punto cruciale dopo le critiche ricevute durante la pandemia di Covid-19, quando la confusione e le contraddizioni hanno spesso alimentato sfiducia e disinformazione.




