Il carcere della Dogaia, un sistema ancora fuori controllo tra aggressioni, cellulari illegali e droga
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nonostante i ripetuti interventi delle forze dell’ordine, che nei mesi scorsi hanno portato a massicce perquisizioni negli spazi detentivi, l’istituto penitenziario pratese della Dogaia non riesce a uscire da una spirale di illegalità endemica. A certificarlo, con una fredda prosa giudiziaria, è la procura della Repubblica, la quale, attraverso il procuratore Luca Tescaroli, parla senza mezzi termini di una situazione che “continua a caratterizzare la struttura” e segnala una vera e propria “recrudescenza criminosa”. Un’affermazione che, se da un lato fotografa l’attualità, dall’altro sembra sancire il fallimento delle misure straordinarie adottate, le quali non sono state sufficienti a scardinare dinamiche consolidate e pericolose.
Il mercato clandestino che resiste a ogni blitz
Uno dei nodi critici, come evidenziano gli atti investigativi, rimane il fiorente mercato nero di telefoni cellulari, oggetti di cui è severamente vietato il possesso e che rappresentano il veicolo principale per mantenere legami con l’esterno e dirigere attività illecite. Non è raro, infatti, che gli agenti colgano in flagranza detenuti intenti a usarli, come accaduto a fine gennaio quando un giovane recluso, sorpreso nell’area destinata alle attività scolastiche, ha tentato goffamente di disfarsi dello smartphone distruggendolo in un bagno. Episodi del genere, per quanto singoli, sono la punta di un iceberg ben più vasto e organizzato, che sopravvive con opacità ai controlli più severi.
Le violenze che segnano la vita quotidiana
Accanto al traffico di dispositivi elettronici, che di per sé mina la sicurezza e l’ordine, proseguono in modo preoccupante gli episodi di violenza fisica. Le aggressioni ai danni degli stessi agenti di polizia penitenziaria, che in un mese sono state almeno tre, delineano un clima di tensione e di sfida costante alle regole e alle figure di autorità. A queste si aggiungono, come tristemente noto da precedenti rivelazioni, anche aggressioni tra detenuti, in un contesto dove la legge del più forte spesso sembra prendere il sopravvento sulla legalità e sul percorso rieducativo che l’istituzione dovrebbe garantire.
Lo spaccio di sostanze stupefacenti
Completa il quadro desolante la persistenza dello spaccio di droga all’interno delle mura, un’attività che alimenta dipendenze, debiti e ulteriore violenza, creando un microcosmo autogestito e criminale. I sequestri effettuati, se da un lato dimostrano l’impegno del personale, dall’altro testimoniano la capacità delle organizzazioni criminali, interne o esterne, di rifornire il carcere nonostante i pattugliamenti e le ispezioni. Il risultato è un sistema che fatica a controllare se stesso, dove le norme vengono costantemente violate e dove le inchieste della magistratura diventano l’unico strumento per portare periodicamente alla luce un malessere profondo e sistemico.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
