Camorra, ordini dal carcere con i cellulari: nove arresti in sei province

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita all’alba di martedì 20 ottobre nei confronti di nove persone, gravemente indiziate di aver gestito traffico di stupefacenti, estorsioni e violenze avvalendosi di smartphone introdotti illegalmente all’interno degli istituti penitenziari.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, con i Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli e il personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria impegnati nelle esecuzioni tra Napoli, Siracusa, Catania, L’Aquila, Cosenza e Rovigo.

Le accuse e i clan coinvolti

I reati contestati a vario titolo comprendono l’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, il traffico di sostanze stupefacenti, l’estorsione, le lesioni personali, la violenza privata e la violenza finalizzata a costringere taluno a commettere un reato. Tutte le contestazioni sono aggravate dal metodo e dalla finalità di agevolare le attività di sette organizzazioni camorristiche: i clan Mazzarella-D’Amico, Troncone, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato e De Luca-Bossa-Minichini.

L’estorsione in videochiamata e il ruolo del pentito

Tra gli episodi documentati dagli inquirenti figura un’estorsione consumata attraverso una videochiamata effettuata dal carcere, con vittime il padre e il fratello di un collaboratore di giustizia.

La svolta investigativa è legata alle rivelazioni di un detenuto, Emanuele De Pasquale, il quale, secondo quanto riferito dal procuratore Nicola Gratteri, sarebbe stato un soggetto ludopatico incapace di onorare i debiti legati alla droga e, temendo di finire vittima di un pestaggio ordinato dall’interno della struttura detentiva, si sarebbe rivolto alla Polizia Penitenziaria consegnando il telefonino in suo possesso. Da quel dispositivo gli investigatori hanno avviato una serie di riscontri che hanno permesso di ricostruire la rete di comunicazioni illecite.

Il sistema di comunicazioni dal carcere di Opera a Siracusa

Le indagini, condotte tra luglio 2025 e aprile 2026 anche mediante intercettazioni telefoniche e ambientali disposte all’interno degli istituti di pena, hanno fatto emergere la persistente operatività di elementi apicali dei clan anche durante la detenzione.

In particolare, un esponente di spicco del clan Troncone, ristretto nel carcere di Milano Opera, avrebbe impartito direttive ai sodali in libertà e gestito estorsioni servendosi di smartphone illegali; un affiliato allo stesso sodalizio, detenuto a Siracusa, avrebbe invece avviato un’attività di intermediazione nella compravendita di cocaina, approvvigionandosi da co-detenuti legati alle storiche organizzazioni camorristiche campane.

Il quadro investigativo conferma come l’introduzione di dispositivi elettronici nelle celle rappresenti un canale attraverso cui i vertici delle organizzazioni continuano a dettare ordini e a mantenere il controllo delle attività sul territorio nonostante la restrizione in carcere.

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