Raoul Bova, dopo la bufera: "Rialzarsi è un atto di fede, la Rai non mi ha mai voluto licenziare"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Travolto dalla tempesta mediatica scatenata dalla diffusione di audio privati lo scorso agosto, Raoul Bova affronta pubblicamente le conseguenze di quei mesi difficili. In un colloquio franco, l'attore ripercorre il periodo segnato da polemiche e da un senso di profonda solitudine, parlando di estorsione e del faticoso percorso verso una forma di perdono, mentre si appresta a tornare sugli schermi con la nuova stagione di "Don Matteo". L’intervista, concessa a La Stampa, delinea il ritratto di un uomo che, pur ferito, sceglie di non sottrarsi al racconto, definendo il rialzarsi dopo essere stato colpiti da tanti un vero e proprio «atto di fede». Una prova superata mentre, quasi in parallelo, si prepara a riprendere il suo posto nel mondo della fiction più popolare della tv pubblica.
Il ritorno in tv e le voci infondate
Proprio in relazione a "Don Matteo", la serie cult di Rai1 che dal prossimo 8 gennaio proporrà la sua quindicesima stagione, Bova smentisce con decisione le voci che lo volevano licenziato dall'emittente di Stato. «La Rai non mi ha mai voluto licenziare», afferma, riferendosi in modo esplicito alla conduttrice Rocío Muñoz Morales, la cui vicenda personale si era intrecciata, sui media, con la sua. Con una punta di amarezza, l’interprete di Don Massimo nota come in quei frangenti si sia parlato più di lui «che di un delinquente», sottolineando la sproporzione tra il clamore giornalistico e la sostanza dei fatti. Il suo ritorno nella serie, del resto, conferma la fiducia ricevuta, in uno scenario produttivo che ha saputo guardare oltre il rumore di fondo.
Un'anomalia italiana di successo
La longevità di "Don Matteo" costituisce, di per sé, un caso straordinario nel panorama televisivo europeo. Mentre all'estero i programmi di maggior successo e durata sulle reti generaliste sono spesso serie poliziesche, come il tedesco "Tatort", o soap opera di ampio respiro, come la francese "Plus belle la vie", il parroco-investigatore di Spoleto resiste da un quarto di secolo come colonna portante dei palinsesti Rai. Un'anomalia che persiste nonostante, ormai dal 2022, il volto storico della serie, Terence Hill, abbia lasciato il ruolo, ritirandosi a vita privata. Il passaggio di testimone a Raoul Bova, chiamato a interpretare il nuovo parroco Don Massimo, non ha quindi intaccato il seguito del format, dimostrandone la solidità narrativa al di là del singolo interprete.
La nuova stagione e il ritorno alla normalità
"Don Matteo 15", che vedrà alla regia un team composto da Alexis Sweet, Alessandro Tonda, Tobia Campana, Riccardo Donna e Tiziana Aristarco, promette di consolidare la formula vincente che mescola casi da risolvere e toni di leggerezza. Tra le novità di questo ciclo, l’ingresso della maresciallo Caterina Provvedi, personaggio destinato a creare dinamiche nuove all’interno della caserma dei Carabinieri di Spoleto, in particolare nelle interazioni con il celebre brigadiere Cecchini, ruolo storicamente ricoperto da Nino Frassica. Per Raoul Bova, questo ritorno sul set, di cui si è molto parlato, rappresenta un passo fondamentale nel processo di ricostruzione, sia professionale che personale, dopo la bufera che lo ha investito. Un cammino che, come l’attore stesso lascia intendere, passa attraverso il lavoro e il ritrovato rapporto con il pubblico, senza cedere alla retorica ma con la concretezza di chi riprende il proprio posto.




