Kospi a valanga sui record, il petrolio sale e raffredda il Nikkei
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La seduta asiatica si apre con un differenziale netto tra le piazze -1, dove l’indice sudcoreano Kospi ha infranto ogni precedente storico spinto da una domanda aggressiva sui titoli tecnologici -2; dall’altra parte, invece, il Giappone frena la sua corsa e il Nikkei 225 vacilla leggermente, risentendo dell’improvvisa impennata del costo delle materie prime energetiche.
Se da un lato Seul ha registrato una performance brillante, grazie anche a colossi come Samsung Electronics e i produttori di memorie – i quali continuano a beneficiare dell’entusiasmo per l’intelligenza artificiale –, dall’altro l’arcipelago nipponico subisce la pressione di un Brent e di un Wti in forte rialzo. Il petrolio, infatti, ha ripreso a galoppare con un incremento superiore al 4%, un movimento che segue a ruota la netta chiusura della porta da parte dell’amministrazione Trump alle nuove proposte di pace provenienti da Teheran.
La controfferta iraniana e il muro di Trump
La fonte è l’agenzia semi-ufficiale Tasnim -1, secondo cui i rappresentanti della Repubblica Islamica hanno recapitato una controproposta ai negoziatori statunitensi: un documento, quest’ultimo, che legava la fine delle ostilità su tutti i fronti mediorientali allo smantellamento del regime sanzionatorio che soffoca l’economia di Teheran. Una soluzione che avrebbe potuto deflagrare le tensioni, ma che si è infranta contro la secca bocciatura del presidente Trump, il quale – attraverso un post sui social – ha bollato l’iniziativa come “totalmente inaccettabile”.
Questo stallo, prevedibile agli operatori visto il clima di sfiducia reciproca, ha riacceso immediatamente la pressione sul greggio; le quotazioni, che avevano trovato un temporaneo rifugio sotto la soglia dei cento dollari, sono schizzate nuovamente verso l’alto, riportando il benchmark americano (Wti) a un passo da quota 100 dollari al barile.
L’effetto valanga sulle borse: tech in salvo, energia nel mirino
Mentre il Kospi galleggiava su livelli mai toccati prima – con guadagni che in alcuni momenti della giornata hanno sfiorato il 5% – il Nikkei ha dovuto fare i conti con la realtà di un Giappone fortemente dipendente dalle importazioni energetiche dal Golfo Persico. Nonostante il listino nipponico abbia recentemente sfiorato quota 64mila punti, l’incremento del costo del carburante rappresenta una variabile critica capace di erodere i margini delle aziende manifatturiere.
Tuttavia, non si tratta di un crollo generalizzato: la forza strutturale dei colossi tech statunitensi (si vedano i record di Nasdaq e S&P500 di venerdì scorso) ha continuato a fare da traino, salvaguardando i portafogli dei fondi esposti al comparto dell’innovazione. A Shenzhen e Shanghai, invece, si registra un clima di cauto ottimismo, alimentato dai dati sull’export cinese che hanno superato le attese degli analisti, pur in un contesto di normalizzazione dell’inflazione interna.
L’attesa per l’Europa e il nodo dei dazi
Guardando a ovest, i future sugli indici del Vecchio Continente (in particolare l’Euro Stoxx) mostrano una partenza timida, quasi a voler tastare il polso a una situazione ancora liquida; Milano scivola marginalmente in territorio negativo, risentendo della chiusura contrastante asiatica. A pesare sulle quotazioni è la consapevolezza che il rincaro dell’energia, se persistente, potrebbe riaccendere la fiamma dell’inflazione proprio mentre le banche centrali iniziano a intravedere la fine del tunnel dei tassi.
L’elemento di disturbo principale rimane lo Stretto di Hormuz, il cui blocco navale de facto continua a strozzare i flussi logistici globali; finché la situazione militare non si sbloccherà, il petrolio è destinato a mantenersi su livelli elevati, influenzando le scelte di portafoglio degli investitori istituzionali.




