Belt and Road Initiative a livelli record mentre l’Africa naviga in acque finanziarie agitate

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La strategia globale di Pechino ha segnato un traguardo finanziario senza precedenti lo scorso anno, con la Belt and Road Initiative che, secondo un'analisi del Financial Times, ha totalizzato investimenti e contratti per 213,5 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra che, superando di ben il 75% quella già considerevole del 2024, testimonia un'accelerazione decisa in settori chiave come gli idrocarburi, le energie rinnovabili e l'estrazione mineraria. Questo slancio, che consolida ulteriormente la presenza cinese in numerosi paesi in via di sviluppo, procede tuttavia parallelamente a serie preoccupazioni legate alla sostenibilità del debito contratto da molte nazioni beneficiarie e a persistenti interrogativi sulla trasparenza degli accordi, questioni che rimangono sullo sfondo di un'espansione tanto imponente.

Il crescente squilibrio commerciale con il continente africano

Proprio in Africa, uno dei teatri principali dell'iniziativa cinese, i dati doganali di Pechino rivelano una dinamica commerciale che si è fatta più marcata. Nel 2025, infatti, il deficit dell'Africa nei confronti della Cina è cresciuto in maniera vistosa, toccando la sogletta dei 102 miliardi di dollari, un aumento che supera il 64% su base annua. Questo ampliamento è stato alimentato principalmente da un vigoroso incremento, pari al 25,8%, delle esportazioni cinesi verso il continente, le quali hanno raggiunto il valore di 225 miliardi di dollari. Un flusso di merci, quindi, che continua a prevalere nettamente sugli scambi in direzione opposta, delineando uno scenario di bilancia commerciale fortemente asimmetrica.

L'inversione dei flussi finanziari e il crollo degli investimenti

La situazione finanziaria, d'altro canto, mostra un paradosso significativo: molti stati africani, secondo un'elaborazione di One Data citata da Reuters, stanno oggi restituendo alla Cina più risorse di quante ne ricevano sotto forma di nuovi prestiti. Nel periodo compreso tra il 2020 e il 2024 si è registrato un deflusso netto di capitali stimato in 20,3 miliardi di euro, una cifra che ribalta completamente la tendenza del quinquennio precedente, caratterizzata invece da un afflusso netto. Un contesto già complesso, quello dei flussi di capitale, che viene ulteriormente aggravato dal generale ritiro degli investimenti diretti esteri nel continente, crollati del 38% nel 2025 per assestarsi a 59 miliardi di dollari, con il Nordafrica che ha perso addirittura due terzi degli IDE.

La strategia cinese tra riduzione dei prestiti e progetti selettivi

In questo quadro di generale contrazione, l'approccio di Pechino appare più mirato e selettivo, pur nel solco di un impegno complessivo che rimane di primaria importanza. La Cina, pur avendo ridotto il volume dei nuovi prestiti bilaterali, mantiene infatti un focus strategico su settori ritenuti fondamentali, continuando a sostenere e sviluppare progetti legati all'energia, allo sfruttamento delle risorse minerarie e alle infrastrutture di trasporto. Una politica, questa, che permette di preservare e consolidare i legami economici e politici con partner chiave, anche mentre molti di essi affrontano la difficile sfida di onerare debiti pregressi i cui rimborsi superano ormai, in valore, i finanziamenti freschi ricevuti.

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