Borsotti, un barlume olimpico a Schladming mentre la squadra azzurra naviga acque agitate
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Redazione Sport
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Mentre la neve artificiale della Planai di Schladming rifletteva i potenti fari della "night race", un bagliore inatteso, seppur tenue, ha squarciato un gennaio particolarmente buio per lo sci alpino italiano. A soli quaranta giorni dall'inizio dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, Alex Vinatzer, pilastro azzurro dello slalom, è stato escluso dalla spedizione per la rassegna a cinque cerchi, una decisione che getta un'ombra lunga sulle ambizioni del settore tecnico. In questo contesto, il nono posto conquistato da Luca De Aliprandini nello slalom gigante, specialità che non è la sua primaria, assume le sembianze di un parziale sollievo, sebbene il suo rendimento, così come quello di altri atleti di riferimento, non possa che suscitare qualche legittima preoccupazione in vista dell'appuntamento di febbraio.
Una prestazione simbolo in mezzo alle difficoltà
Il vero segnale, inaspettato e per questo ancor più significativo, è giunto invece da un altro italiano. Simone Borsotti, trentacinquenne piemontese, ha eguagliato nella notte austriaca il suo secondo miglior piazzamento di sempre in Coppa del Mondo, classificandosi nono nello slalom gigante. Un risultato che, se da un lato non modifica i piani olimpici ormai definiti, dall'altro rappresenta una vivida dimostrazione di carattere e resilienza, arrivando a pochi giorni da un grave inconveniente tecnico che aveva minato le sue speranze. La sua prova, limpida e combattuta, si staglia come un esempio di orgoglio sportivo puro, svincolato dalle logiche della selezione, in un momento in cui il bisogno di fiducia per l'intero movimento è palpabile.
L'occasione sfumata di Vinatzer e i nodi irrisolti
La gara di Schladming, tuttavia, ha messo in luce anche le criticità che l'Italia dovrà necessariamente affrontare. Alex Vinatzer, infatti, dopo l'amarezza per l'esclusione olimpica, ha avuto l'opportunità di risalire la china proprio nello slalom speciale, la disciplina che lo ha portato in auge. Una possibilità che è stata però vanificata da un errore decisivo sull'ultimo dosso del tracciato, uno sbaglio che ha spazzato via qualsiasi chance di risultato utile e che ha riproposto, pur in una cornice diversa, le incertezze che hanno caratterizzato il suo avvio di stagione. Parallelamente, mentre Giuliano Razzoli ottiene una piccola soddisfazione personale, le performance di atleti come Simon Maurberger e di quelli chiamati a rappresentare il paese nelle gare veloci continuano a non fornire quelle garanzie di stabilità che sarebbero auspicabili a ridosso di una kermesse mondiale.
Il quadro internazionale e l'ultimo test prima dei Giochi
Il contesto in cui si sono mossi gli azzurri è quello di un palcoscenico mondiale sempre più competitivo e imprevedibile. La vittoria nello slalom gigante è andata allo svizzero Loic Meillard, capace di sopravanzare il brasiliano Lukas Braathen Pinheiro, mentre nell'ultimo slalom speciale prima delle Olimpiadi, ha trionfato il francese Albert Elezi Cannaferina, atleta peraltro non convocato dal suo comitato per Milano Cortina 2026. Questi esiti, insieme al dominio consolidato di nazioni come la Norvegia, delineano un panorama estremamente aperto e senza favoriti netti, dove il fattore giorno e la capacità di gestire la pressione diventeranno elementi determinanti. La due giorni austriaca, con le sue luci e le sue ombre, ha quindi offerto l'ultimo, veritiero spaccato prima del grande appuntamento olimpico, lasciando in sospeso diversi interrogativi ma anche accendendo qualche, seppur flebile, luce di speranza.




