Una "molecola smart" del Cnr potrebbe aprire una nuova via contro l'Alzheimer
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Redazione Salute
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La ricerca italiana, che da anni non smette di proporre approcci innovativi nella lotta alle patologie neurodegenerative, registra ora un avanzamento significativo grazie a uno studio coordinato dall'Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli. Pubblicato sul Journal of Neuroinflammation, il lavoro descrive la strategia di potenziare le difese naturali del cervello attraverso una molecola di sintesi, il Sulfavant A, il cui brevetto è già detenuto dal Cnr. Questo composto, il cui sviluppo si è finora concentrato sull'ambito oncologico e antibatterico, dimostra infatti di poter modulare in modo vantaggioso l'attività della microglia, le cellule immunitarie residenti nel sistema nervoso centrale, le quali – è bene ricordarlo – svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento dell'equilibrio cerebrale.
Il razionale di un approccio alternativo
La strategia proposta si distacca, almeno in parte, dai filoni di ricerca più battuti, i quali hanno tradizionalmente puntato alla rimozione diretta delle placche amiloidi. Sebbene tali approcci abbiano ottenuto recenti e parziali riconoscimenti dalle autorità regolatorie, la comunità scientifica continua a esplorare strade complementari, concentrandosi sui meccanismi che sostengono la salute neuronale. L'obiettivo, in questo caso, non è semplicemente ripulire il tessuto cerebrale dai depositi proteici anomali, bensì rafforzare la capacità intrinseca delle cellule di difesa di svolgere la loro funzione di sorveglianza e protezione, un'idea che trova riscontro in osservazioni epidemiologiche, le quali suggeriscono – seppur in modo complesso – una possibile relazione inversa tra alcune patologie oncologiche e il declino cognitivo.
Il meccanismo d'azione della molecola
Il Sulfavant A, la cui azione è stata validata attraverso modelli cellulari e preclinici, agisce stimolando selettivamente un particolare recettore espresso dalla microglia, noto come TREM2. L'attivazione di questo recettore, la cui importanza nella fisiologia cerebrale è ampiamente riconosciuta, spinge le cellule immunitarie verso uno stato funzionale più efficiente e reattivo. In altre parole, la molecola "sveglia" e potenzia le sentinelle del cervello, rendendole più abili nel contrastare i processi neurodegenerativi e infiammatori che caratterizzano la malattia di Alzheimer, senza per questo innescare risposte eccessive o dannose, un rischio sempre presente quando si interviene sul sistema immunitario.
Prospettive e iter della ricerca
Il percorso che porta dalla scoperta in laboratorio a una possibile terapia è, com'è noto, lungo e irto di verifiche. Lo studio in questione rappresenta una solida prova di concetto, che getta le basi per futuri sviluppi. La molecola, essendo di sintesi e già oggetto di indagini per altre applicazioni, potrebbe beneficiare di un iter di sviluppo relativamente più snello, sebbene siano necessari ulteriori e approfonditi studi per confermarne la sicurezza e l'efficacia nell'uomo. Intanto, la ricerca italiana dimostra ancora una volta la sua vitalità nel proporre soluzioni originali a problemi di salute globale, in un campo, quello delle demenze, dove l'urgenza di terapie efficaci rimane altissima.




