Spread Btp-Bund e crescita, l'Italia vista dalle banche d'affari come possibile modello per la Francia di Le Pen
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Redazione Economia
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Nelle sale operative delle grandi banche d'affari internazionali, in vista delle elezioni presidenziali francesi che si terranno nell'aprile del 2027, il percorso politico ed economico di Giorgia Meloni viene ormai indicato come un potenziale scenario guida per ciò che potrebbe accadere Oltralpe. La presidente del Consiglio, arrivata a Palazzo Chigi alla guida di un partito di destra con posizioni inizialmente percepita come ostili agli equilibri finanziari tradizionali, ha assunto nel corso dei quasi quattro anni di legislatura una postura progressivamente più vicina alle istanze dei mercati.
Ed è proprio questo arco temporale, che ha reso il suo esecutivo il più longevo della storia repubblicana, a essere oggi il metro di paragone per gli investitori che guardano con attenzione alla candidatura di Marine Le Pen. Se il Rassemblement National dovesse conquistare l'Eliseo nella primavera del 2027, molti analisti si attendono un percorso simile, fatto di iniziali timori e successivi riallineamenti con le richieste della finanza, tanto che il caso italiano viene ormai citato come un precedente concreto per valutare l'impatto di un eventuale governo guidato dalla destra francese.
Il confronto tra i rendimenti dei titoli pubblici italiani e francesi è diventato un indicatore sempre più significativo per gli operatori. Come rilevato da Johnn Taylor, head of european fixed income di AllianceBernstein, le elezioni presidenziali in Francia rappresentano un potenziale fattore di volatilità superiore a quello eventualmente generato dal voto in Italia, e potrebbero accentuare le preoccupazioni degli investitori riguardo alla sostenibilità della traiettoria fiscale di Parigi.
Questo scenario, secondo l'analista, determinerebbe con ogni probabilità un ampliamento degli spread francesi, non solo rispetto ai Btp ma anche nei confronti degli altri titoli sovrani europei.
Un elemento che trova conferma nei dati recenti: la Francia paga interessi sui propri titoli di Stato intorno al 4 per cento, un livello ormai superiore a quello italiano, un'inversione di tendenza che ha colto di sorpresa molti osservatori e che alimenta il dibattito sulla solidità relativa dei due paesi, con l'Italia che, almeno sul fronte dei costi di finanziamento, sembra godere di una fiducia inaspettatamente maggiore rispetto al suo storico competitore europeo.
Il dibattito sulla tenuta dei conti pubblici e sulle prospettive di sviluppo economico ha ricevuto un impulso significativo da un'analisi recentemente pubblicata dal Financial Times, che ha messo in luce i numeri positivi dell'economia italiana smentendo, di fatto, le previsioni più catastrofiste che avevano accompagnato l'arrivo dell'attuale governo.
Il quotidiano britannico ha sottolineato come la combinazione tra un debito pubblico ancora elevato e una crescita storicamente bassa non abbia impedito al paese di mostrare segnali di resilienza, con un miglioramento dei fondamentali che ha sorpreso gli stessi analisti più scettici.
Tuttavia, come osserva Antonio Gozzi in un articolo ripubblicato su Piazza Levante, i due principali problemi strutturali dell'economia italiana rimangono proprio l'elevato stock di debito e la necessità di imprimere un'accelerazione allo sviluppo, due sfide che richiedono risposte di politica economica coerenti e che non possono essere risolte con l'illusione di un improvviso cambiamento di passo.
Il dibattito francese sulle scelte economiche da adottare in vista del voto per l'Eliseo del 2027 presenta, per molti aspetti, analogie sorprendenti con il caso italiano. Le proposte avanzate da esponenti come Breton e Le Maire, riguardanti la gestione del debito e le riforme strutturali, toccano temi che sono stati al centro del confronto politico a Roma negli ultimi anni, e forse questo scambio di esperienze dovrebbe essere seguito con un sentimento diverso da quello della semplice curiosità.
Illudersi che l'Italia sia diventata di colpo un modello virtuoso sarebbe fuori luogo, ma è innegabile che i mercati stiano premiando una certa stabilità e una gestione pragmatica delle finanze pubbliche, elementi che potrebbero fare da apripista per la Francia se la leadership politica dovesse cambiare radicalmente.
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