Cherry Bank raddoppia la quota in Banca Macerata, ora è al 19,1%
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Redazione Economia
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La challenger bank padovana guidata da Giovanni Bossi ha quasi raddoppiato la sua partecipazione nell’istituto di credito marchigiano, portandola dal 9,7% al 19,1% del capitale, in un’operazione che, avendo ottenuto il via libera della Banca Centrale Europea, ne consolida definitivamente il ruolo di primo socio. L’acquisizione, perfezionata attraverso l’acquisto di pacchetti azionari da venditori del territorio – alcuni dei quali assistiti da Prometeia – rappresenta un passo strategico ben preciso, il quale si inserisce in un disegno di espansione regionale che Bossi e il suo gruppo stanno portando avanti con determinazione da tempo.
Il percorso di avvicinamento tra Veneto e Marche
La scalata di Cherry Bank nel capitale di Banca Macerata, del resto, era già cominciata nella primavera del 2024, quando il primo ingresso aveva permesso di raggiungere quella quota del 9,7% che faceva già della banca veneta l’azionista di riferimento. Quell’operazione, che molti avevano interpretato come una mossa esplorativa, si rivela oggi essere stata soltanto il primo capitolo di una storia più ampia, il cui sviluppo successivo – quello attuale, per l’appunto – non solo raddoppia l’esposizione ma trasforma una presenza significativa in una vera e propria posizione dominante. Una progressione che, va sottolineato, segue una logica precisa di consolidamento nel Centro Italia, dopo le precedenti acquisizioni del Banco delle Tre Venezie e della Popolare Valconca.
La strategia di sviluppo nelle Marche
Proprio attraverso le filiali ereditate dalla Popolare Valconca, ubicate a Pesaro, Montecchio e Lucrezia, Cherry Bank è già operativa nella parte nord della regione, un’area che l’istituto, stando alle sue dichiarazioni, intende sviluppare ulteriormente. L’incremento della partecipazione in Banca Macerata, la cui sede è nel capoluogo, si configura dunque come una leva per rafforzare la penetrazione in un mercato ritenuto strategicamente vitale, perseguendo un duplice binario: da un lato, potenziando la presenza diretta sul territorio, e dall’altro, avviando o intensificando quelle forme di collaborazione sinergica con l’istituto maceratese di cui si parla da mesi. L’obiettivo dichiarato è creare una rete solida, capace di competere con i grandi gruppi bancari nazionali.
Le implicazioni di un rafforzamento patrimoniale
L’autorizzazione della Bce, necessaria per operazioni di questa portata che modificano gli assetti proprietari degli enti creditizi, sancisce la regolarità dell’intera procedura e rimuove l’ultimo scoglio formale al completamento dell’affare. Il rafforzamento della posizione azionaria, che porta Cherry Bank a controllare quasi un quinto del capitale, offre al gruppo veneto un’influenza notevolmente accresciuta nelle decisioni future della banca marchigiana, la quale, pur mantenendo la sua autonomia giuridica e la sua identità locale, vedrà inevitabilmente i propri indirizzi strategici allinearsi in misura maggiore a quelli del suo principale socio. Si tratta di un passaggio che modifica gli equilibri nel panorama bancario regionale, in un settore, quello del credito minore, caratterizzato da continue operazioni di consolidamento.




