Il petrolio sotto pressione: OPEC valuta aumenti produttivi mentre la Russia limita l'export
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Redazione Economia
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Il mercato del petrolio chiude settembre in negativo, avvolto da una forte incertezza. Il Light Sweet Crude Oil registra un calo dell’1,19%, con gli analisti che non escludono un'ulteriore discesa verso i 61,5 dollari. Un eventuale rimbalzo, tuttavia, potrebbe innescare una dinamica rialzista con primo obiettivo a 64,29.
Timido recupero e voci OPEC+
All'apertura del primo di ottobre, i futures tentano un recupero, segnando un +0,35% a 62,59 dollari. La relativa calma è durata poco. La seduta ha infatti preso una piega nettamente ribassista dopo voci di corridoio su un possibile, significativo aumento della produzione da parte dell’alleanza OPEC+.
La mossa produttiva che preoccupa il mercato
Il greggio WTI ha perso quasi il 2%, spinto dalla notizia che il cartello potrebbe decidere di aggiungere 500.000 barili al giorno per ciascuno dei prossimi tre mesi. L'ipotesi di un così cospicuo afflusso di nuovo petrolio ha agito da potente detonatore per i prezzi, spingendoli nuovamente verso i 62 dollari al barile.
Il fattore Russia e le tensioni geopolitiche
A complicare il quadro si inseriscono le dinamiche geopolitiche legate alla Russia. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche e le successive limitazioni all'export imposte da Mosca stanno costruendo un fattore rialzista. I fondi d’investimento iniziano a ponderare queste nuove vulnerabilità dell’offerta. In questo contesto di forze contrapposte, il Brent fatica a stabilizzarsi mentre cerca di testare la resistenza psicologica dei 70 dollari.




