L'export italiano sfida i dazi, volano le vendite negli Usa e verso i paesi Opec

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo la battuta d'arresto di agosto, che aveva visto un calo del 7%, l'export italiano verso i paesi extra Ue ha vissuto a settembre un rimbalzo vigoroso, segnando un incremento del 9,9% su base annua e del 5,9% su base mensile. Un risultato che, come sottolineato dai dati Istat, conferma la capacità del sistema produttivo nazionale di adattarsi a scenari internazionali in rapida evoluzione, caratterizzati da nuove barriere doganali. A trainare questa ripresa, che interessa in misura lievemente inferiore le importazioni – cresciute comunque del 6,1% –, sono state soprattutto le vendite di beni strumentali, seguite da quelle di beni di consumo, sia durevoli che non, mentre hanno registrato un segno negativo i flussi legati all'energia e ai beni intermedi.

Il boom negli Stati Uniti nonostante le tariffe

La performance più eclatante, quella che ha sorpreso gli osservatori, riguarda le vendite verso gli Stati Uniti, dove l'export italiano è schizzato a un +34,4% su base annua. Una crescita così robusta, che si attesta al 12% anche depurando il dato dal settore dei mezzi di navigazione marittima, appare ancor più significativa se si considera il contesto dei dazi commerciali voluti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Queste misure, il cui impatto globale sta ridisegnando gli equilibri, non hanno dunque frenato la domanda statunitense per i prodotti made in Italy, dimostrando una resilienza che pochi si aspettavano in termini così netti.

Le nuove rotte commerciali e la deviazione dei flussi

Parallelamente all'exploit americano, si assiste a una significativa modifica delle catene del valore italiane, un fenomeno strettamente collegato alla politica tariffaria statunitense. I dazi, infatti, hanno di fatto deviato una parte consistente dell'eccedenza produttiva cinese verso il mercato europeo, con l'Italia che si è trovata al centro di questo flusso alternativo. È questo uno dei motivi principali che spiega il forte incremento del 32,3% nelle importazioni dalla Cina, un dato che si accompagna a una crescita consistente anche dagli acquisti dall'India, arrivati a un +28,6%. Si tratta di dinamiche complesse, che stanno ridefinendo le partnership e gli scambi a livello globale.

I partner in ascesa e le contrazioni

Oltre agli Stati Uniti, altri mercati hanno contribuito in maniera decisiva al rimbalzo di settembre. Le vendite verso i paesi Opec, ad esempio, hanno registrato un notevole +23,8%, confermando la domanda da aree geografiche tradizionalmente forti per l'industria nazionale. Progressi importanti si sono visti anche con il Giappone, in crescita del 15,6%, e con la Svizzera, che ha segnato un +10,0%. A fare da contraltare a questo quadro positivo, si posiziona la netta contrazione delle esportazioni verso la Turchia, che hanno subito un calo del 33,9% su base annua, un segnale di come le performance possano variare sensibilmente a seconda dei diversi contesti geopolitici ed economici.

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