I prezzi del petrolio cedono terreno tra dazi Usa e aumento dell’offerta OPEC
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Redazione Economia
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I mercati energetici hanno registrato un’inversione di tendenza martedì 8 luglio, dopo il rimbalzo del giorno precedente, mentre gli operatori valutano l’impatto dei nuovi dazi statunitensi e l’inatteso incremento della produzione annunciato dall’OPEC+ per agosto. Alle 10:43 GMT, i future sul Brent scendevano di 12 centesimi (-0,2%), portandosi a 69,46 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) perdeva 25 centesimi (-0,4%), toccando i 67,68 dollari.
La seduta di lunedì aveva invece visto un recupero tecnico, con l’E-Mini Crude Oil future risalito fino a 68,30 dollari. Un movimento che, seppur significativo, non basta a modificare lo scenario di breve termine, ancora contrastato: per confermare un’inversione sostenuta, il greggio dovrà superare le resistenze tecniche a 69,80-70 dollari e, successivamente, quella a 73. Solo una chiusura stabile sopra i 74,50 dollari potrebbe segnalare un vero cambio di passo.
Dal punto di vista grafico, il Light Sweet Crude Oil ha chiuso il 7 luglio con un +2,20%, rafforzando la prospettiva di un’ulteriore spinta al rialzo. Il WTI, in particolare, mostra ora un primo supporto a 66,33 e una resistenza immediata a 68,71, con obiettivi potenziali verso i 71,1 dollari. Tuttavia, l’apertura dell’8 luglio ha visto un nuovo indebolimento: il future sul petrolio ha esordito a 67,47 dollari, confermando una flessione di 0,45 dollari rispetto alla chiusura precedente.
Parallelamente, il future sull’oro – spesso considerato un bene rifugio in fase di turbolenze geopolitiche – si muove senza una direzione precisa, scambiato a 3.335,16 dollari dopo un’apertura a 3.336,67.
Le dinamiche dei prezzi restano legate a due fattori principali: da un lato, le tensioni commerciali legate alle politiche protezionistiche dell’amministrazione Trump, che ha reintrodotto dazi su diverse materie prime; dall’altro, la decisione dell’OPEC+ di aumentare l’output più del previsto, nonostante le incertezze sulla domanda globale. Se i primi rischiano di frenare gli scambi, la seconda introduce ulteriori volumi in un mercato già sensibile agli eccessi di offerta.




