Juventus-Verona 1-1: l’occasione sfumata e l’errore che pesa sulla corsa Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La 35esima giornata di Serie A consegna un verdetto amaro all’Allianz Stadium, dove la Juventus – nonostante il contesto favorevole determinato dal contemporaneo ko del Milan – si ferma sull’1-1 contro un Verona già aritmeticamente retrocesso in Serie B. I bianconeri, che avevano l’opportunità di agganciare il terzo posto in classifica scavalcando di fatto l’ex tecnico Allegri, si trovano invece a gestire un passaggio a vuoto che complica ulteriormente la volata verso il prossimo turno di Champions League. Luciano Spalletti, osservando la sua squadra incapace di tradurre il dominio territoriale in gol, vede sfumare l’aggancio diretto ai rivali milanesi: un esito che lascia i piemontesi quarti a quota 65 punti, staccati di due lunghezze dal Milan e con un margine ormai risicatissimo su Roma e Como.

L’illusione del controllo e la doccia gelata di Bremer

A spingere sin dal fischio d’inizio sono proprio i padroni di casa, convinti di poter scardinare agevolmente il basso blocking degli ospiti; eppure, chi si aspettava una pratica semplice si scontra con la realtà di un Verona disciplinato e del suo estremo difensore Montipò, il quale si rende protagonista di interventi decisivi su Kelly e sul portoghese Conceiçao – quest’ultimo, va detto, il migliore in campo per distacco. La sensazione di una rete imminente, però, si infrange contro l’improvvisa disattenzione. Quello che doveva essere un pomeriggio di ordinaria amministrazione per la retroguardia juventina si trasforma in un incubo al 34’: un errore grossolano di Bremer, il quale si lascia intercettare un appoggio ingenuo, agevola l’azione di Bradaric; ne approfitta Bowie, che fulmina Di Gregorio sul suo palo per lo 0. Un episodio, questo, che il difensore brasiliano si porterà addosso come un macigno, considerando anche la traverse centrata in avanti poche azioni prima – l’emblema di una prestazione altalenante e, per certi versi, imperdonabile a questi livelli.

Vlahovic accende la scintilla, ma il portiere avversario spegne la rimonta

Nella ripresa, Spalletti cerca la scossa gettando nella mischia Vlahovic al posto di Thuram, e la strategia paga quasi subito. È proprio il serbo, al 62’, a risolvere una partita che sembrava stregata: una punizione insidiosa dai venti metri sorprende Montipò, mal posizionato, e ristabilisce la parità. Da questo momento in poi, la gara diventa un monologo offensivo dei bianconeri, che assediano l’area veneta alla ricerca del definitivo sorpasso. Tuttavia, la cronaca racconta di una serata storta per l’attacco di casa: ancora Conceiçao si vede negare la gioia dal portiere avversario, mentre nel recupero è Zhegrova a colpire il palo con un diagonale che lascia increduli i tifosi presenti sugli spalti. L’inerzia, nonostante la mole di gioco prodotta, non si trasforma mai in un vantaggio concreto.

La mancanza del “killer instinct” secondo Cambiaso

A commentare il rammarico post-partita è proprio Andrea Cambiaso, il quale ai microfoni di Sky Sport analizza il limite strutturale di questa squadra senza cercare alibi. Il difensore genovese, ammettendo le proprie responsabilità personali in una stagione difensivamente troppo altalenante, punta il dito sull’assenza di quella cattiveria agonistica necessaria per chiudere le partite: “In alcuni casi sono stato anche io responsabile, purtroppo abbiamo concesso tanti goal quest’anno. A volte non c’è la percezione del pericolo”. Un’analisi lucida che sposta l’attenzione dal singolo episodio (l’errore di Bremer o la dormita di Di Gregorio) a una questione di mentalità, quella stessa “differenza tra quelli che vincono il campionato e quelli che sono ancora lì a lottare”, secondo le parole riportate dal giocatore stesso.

La classifica che comprime e le insidie delle pagelle

Con questo pari, la Juventus non solo spreca l’occasione di allungare sul Milan, ma si ritrova a guardarsi le spalle con apprensione. La Roma, infatti, forte di una partita da recuperare contro la Fiorentina, potrebbe portarsi a -1 dai bianconeri a tre turni dal termine, rendendo la corsa al quarto posto (o al terzo, a questo punto) un vero e proprio spareggio psicologico. Nelle pagelle che impazzano dopo il fischio finale, i nomi più discussi sono inevitabilmente quelli dei singoli: accanto al 5 scarso rifilato a Di Gregorio per la lettura sbagliata sul tiro di Bowie, e al medesimo voto per Bremer, spicca la sufficienza stiracchiata per Kalulu – criticato per l’eccessiva forza impressa a una conclusione dal limite – mentre dall’altra parte Edmundsson viene eletto essenziale per l’equilibrio concesso alla retroguardia gialloblù.

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