Alluvione a Campi Bisenzio, un anno dopo, la paura e la ricostruzione
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Redazione Interno
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A Campi Bisenzio, un anno dopo l'alluvione che ha devastato la città, la paura e l'incertezza persistono. La parte di villa Montalvo, affacciata sul fiume, è ora protetta da un nuovo muro in cemento armato, alto dieci metri, che si estende dalla valle dell'antica residenza nobiliare fino alla rottura dell'argine del torrente Marina. Gli operai lavorano incessantemente, anche la domenica, per completare l'opera entro metà novembre. Oggi il torrente Marina appare come un rigagnolo, niente in confronto al vortice d'acqua che, un anno fa, intorno alle 22:30, con una forza devastante, ruppe l'argine, trascinando giù il vecchio muro di cinta della villa, invadendo prima il parco e la biblioteca, causando la perdita di un gran quantitativo di libri e documenti, e poi inondando quasi tutta la città.
L'assessora regionale Monia Monni, residente a Prato e ben consapevole dell'odore del fango lasciato dalle alluvioni, ha espresso preoccupazione per i tempi e le risorse necessarie alla ricostruzione. A Campi Bisenzio, oltre all'alluvione del 2023, si ricorda anche quella del 1991. Nella provincia pratese, le conseguenze dell'alluvione dello scorso anno sono ancora visibili: famiglie senza casa, danni ingenti e cantieri aperti. La paura si riacutizza ad ogni allerta meteo o davanti a catastrofi come quelle recenti in Emilia e in Spagna. Il ricordo torna vivo, e la sofferenza si rinnova ogni volta che la pioggia fa crescere i torrenti accanto alle abitazioni, molti dei quali sono ancora nello stato in cui erano la mattina dopo la tragedia.
L'analisi del Lamma ha evidenziato che la causa dell'alluvione fu una "goccia fredda", alimentata dall'alta pressione e dalla temperatura elevata del Mediterraneo, che rimase intrappolata sopra Prato e Campi Bisenzio per molte ore, innescando piogge continue e facendo esondare i torrenti. Le frazioni di La Briglia a Vaiano, Migliana a Cantagallo, Bagnolo a Montemurlo e Galceti a Prato, insieme a strade, abitazioni e fabbriche, finirono sott'acqua.
Un anno dopo, la parola "alluvione" rimbalza drammaticamente in tutta la provincia di Prato, portando con sé la paura di altre precipitazioni e la consapevolezza che il cambiamento climatico è in atto e che il rischio idrogeologico è quotidiano.




