La crisi di governo a Londra: Rayner si dimette, Starmer costretto al rimpasto
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Redazione Esteri
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La tempesta politica che da settimane si addensava sulla vicepremier britannica Angela Rayner ha avuto il suo epilogo, con le dimissioni presentate ieri da tutti i suoi incarichi di governo. Un passo inevitabile, decretato dal verdetto inappellabile del consulente etico indipendente Sir Laurie Magnus, il quale ha accertato una violazione del codice di condotta ministeriale. La questione, che affonda le radici in operazioni immobiliari risalenti, riguardava l’acquisto e la successiva vendita di un appartamento dal valore di 800mila sterline, per i quali non sarebbero stati corrisposti integralmente i dovuti al fisco.
Le sue scuse pubbliche, trasmesse in televisione, non sono state giudicate sufficienti a scongiurare la bufera, alimentata da accuse divenute sempre più insostenibili per l’esecutivo. La Rayner, figura popolare e considerata essenziale per mantenere il consenso dell’ala sinistra del partito, lascia così i ruoli di vice primo ministro, ministra all’edilizia abitativa e quello elettivo di vice leader del Labour.
L’addio della sua vice, con cui aveva cercato fino all’ultimo di evitare la rottura, costringe il premier Keir Starmer a un rimpasto forzato e immediato, che stravolge i piani annunciati solo pochi giorni fa. Il governo, che si apprestava a entrare in una nuova fase operativa del suo mandato, concentrandosi sull’attuazione del programma, deve invece fronteggiare una crisi di credibilità. L’esecutivo, privato di una figura chiave, appare improvvisamente più debole e dovrà procedere a una ridistribuzione degli incarichi.




